La parola di Papa Francesco

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

Tacciano le armi nell’amata Siria ! E’ l’appello che ancora una volta il Papa ha rivolto alla pace per questo Paese, all’ udienza generale di mercoledì 9 aprile, pensando all’uccisione (lunedì 7 aprile a Homs) del gesuita padre Frans van der Lugt: “la sua brutale uccisione mi ha riempito di profondo dolore e mi ha fatto pensare ancora a tanta gente che soffre e muore in quel martoriato Paese – la mia amata Siria! – già da troppo tempo preda di un sanguinoso conflitto, che continua a mietere morte e distruzione”.
Nelle catechesi Francesco ha iniziato un ciclo sui doni dello Spirito Santo, soffermandosi sulla “sapienza”. Essa è “vedere il mondo, vedere le situazioni, le congiunture, i problemi, tutto, con gli occhi di Dio. Questa è la sapienza. Alcune volte noi vediamo la cosa secondo il nostro piacere o secondo la situazione del nostro cuore, con amore o con odio, con invidia … No, questo non è l’occhio di Dio. La sapienza è quello che fa lo Spirito Santo in noi perché noi vediamo tutte le cose con gli occhi di Dio”. Lo Spirito Santo “costituisce l’anima, la linfa vitale della Chiesa e di ogni singolo cristiano”, è l’Amore di Dio che “entra in comunione con noi”, affinché lo Spirito Santo sia sempre “nel nostro cuore” e comunichi, a chi lo accoglie, i diversi doni spirituali: la sapienza, l’intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timore di Dio. La sapienza non è semplicemente la saggezza umana, ma “deriva dalla intimità con Dio, dal rapporto intimo che noi abbiamo con Dio, del rapporto dei figli con il Padre. E lo Spirito Santo, quando abbiamo questo rapporto, ci dà il dono della sapienza”.
Quando siamo in comunione con il Signore “lo Spirito è come se trasfigurasse il nostro cuore e gli facesse percepire tutto il suo calore e la sua predilezione”, rendendo così il cristiano “sapiente”, nel senso che “sa” di Dio: “il cuore dell’uomo saggio in questo senso ha il gusto e il sapore di Dio”. La sapienza “è un dono che Dio fa a coloro che si rendono docili allo Spirito Santo”: allora se “ascoltiamo lo Spirito Santo, Lui ci insegna questa via della saggezza, ci regala la saggezza che è vedere con gli occhi di Dio, sentire con le orecchie di Dio, amare con il cuore di Dio, giudicare le cose con il giudizio di Dio”.
E’ quella che possiamo rintracciare nella vita quotidiana, in una mamma che rimprovera “dolcemente” il proprio bambino, o nei due sposi che, dopo un litigio, “passata la tormenta, cercano e fanno la pace”. Per questo il Papa ha concluso augurando “che venga con tutti noi! E questo non si impara: questo è un regalo dello Spirito Santo. Per questo, dobbiamo chiedere al Signore che ci dia lo Spirito Santo e ci dia il dono della saggezza, di quella saggezza di Dio che ci insegna a guardare con gli occhi di Dio, a sentire con il cuore di Dio, a parlare con le parole di Dio. E così, con questa saggezza, andiamo avanti, costruiamo la famiglia, costruiamo la Chiesa e tutti ci santifichiamo”.
Nella domenica delle Palme 13 aprile il Pontefice ha celebrato la S. Messa in Piazza San Pietro e all’Angelus c’è stato anche il rito del passaggio delle Croce delle Gmg dai ragazzi di Rio a quelli di Cracovia, ricordando l’incontro che a metà agosto avrà con i giovani asiatici in Corea del Sud.
Riflettendo sul Vangelo della Passione il Papa, passando in rassegna come l’obiettivo in primo piano di una telecamera i volti dei protagonisti della Passione di Cristo, ha domandato: “a quale di queste persone io rassomiglio ? (…) Chi sono io? Chi sono io, davanti al mio Signore? Chi sono io, davanti a Gesù che entra di festa in Gerusalemme? Sono capace di esprimere la mia gioia, di lodarlo? O prendo distanza? Chi sono io, davanti a Gesù che soffre?”. Il Pontefice incalza: “abbiamo sentito tanti nomi”, riferendosi ai personaggi che popolano le ultime ore della vita di Gesù. Come quel “gruppo di dirigenti” – sacerdoti, farisei, maestri della legge – “che avevano deciso di ucciderlo”. O come Giuda che lo vende per 30 monete. “Sono io come Giuda?” O sono come i discepoli? “La mia vita è addormentata? O sono come i discepoli, che non capivano cosa fosse tradire Gesù? Come quell’altro discepolo che voleva risolvere tutto con la spada: sono io come loro? Sono io come Giuda, che fa finta di amare e bacia il Maestro per consegnarlo, per tradirlo? Sono io, traditore? Sono io come quei dirigenti che di fretta fanno il tribunale e cercano falsi testimoni: sono io come loro?”
Papa Francesco è un martello che non finisce di colpire. “Sono io come Pilato che quando vedo che la situazione è difficile, mi lavo le mani e non so assumere la mia responsabilità e lascio condannare – o condanno io – le persone?”. O sono come quelli del popolo si fanno beffe di Gesù? “Sono io come quella folla che non sapeva bene se era in una riunione religiosa, in un giudizio o in un circo, e sceglie Barabba? Per loro è lo stesso: era più divertente, per umiliare Gesù. Sono io come i soldati che colpiscono il Signore, sputano addosso a Lui, lo insultano, si divertono con l’umiliazione del Signore?”.
E continua: “sono io come il Cireneo che tornava dal lavoro, affaticato, ma ha avuto la buona volontà di aiutare il Signore a portare la croce? (…) Sono io come quelle donne coraggiose, e come la mamma di Gesù, che erano lì, soffrivano in silenzio? Sono io come Giuseppe, il discepolo nascosto, che porta il corpo di Gesù con amore, per dargli sepoltura? Sono io come queste due Marie che rimangono alla porta del Sepolcro, piangendo, pregando?”.
Gian Paolo Cassano

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