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La Parola di Papa Francesco

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

C’è un percorso profondo e semplice allo stesso tempo nelle riflessioni festive di agosto di Papa Francesco, centrate sul tema della fede.
Domenica 4 agosto il pensiero è andato ancora alla GMG di Rio. Non “sono ‘fuochi d’artificio’, momenti di entusiasmo fini a se stessi”, ma tappe di un cammino di giovani, che prosegue nel tempo, per vincere “la vanità del quotidiano”. Il Papa ha poi pregato perché l’esperienza fatta sia tradotta “nei comportamenti di tutti i giorni …. in scelte importanti di vita, rispondendo alla chiamata personale del Signore”, rifiutando “l’assurdità di basare la propria felicità sull’avere”, come richiama il Vangelo domenicale. Essa “deve affrontare la vanità quotidiana, il veleno del vuoto che si insinua nelle nostre società basate sul profitto e sull’avere, che illudono i giovani con il consumismo”.
Domenica 11 agosto ha rivolto un pensiero speciale ai musulmani del mondo intero, chiamati “nostri fratelli”, in occasione della fine del mese di Ramadan, dedicato al digiuno, alla preghiera e all’elemosina:, augurando “che cristiani e musulmani si impegnino per promuovere il reciproco rispetto, specialmente attraverso l’educazione delle nuove generazioni”. Soffermandosi sul Vangelo ha colto come nel cammino di Gesù verso Gerusalemme, “verso la sua Pasqua di morte e risurrezione” educa i suoi discepoli “confidando loro quello che Lui stesso porta nel cuore, gli atteggiamenti profondi del suo animo”. Questo Vangelo “vuole dirci che il cristiano è uno che porta dentro di sé un desiderio grande, profondo”: incontrarsi con il Signore.
Infatti il cristiano è “uno che porta dentro di sé un desiderio grande, profondo”: incontrarsi con il Signore, “con Lui, che è la nostra vita, la nostra gioia, quello che ci fa felici”. Ai fedeli ha chiesto di avere un “cuore desideroso”, non “un cuore addormentato, un cuore anestetizzato per le cose della vita”, ma con il desiderio di “andare avanti all’incontro con Gesù.” Ha chiesto poi a tutti: “dov’è il tuo tesoro, quello che tu desideri? … Qual è per te la realtà più importante, più preziosa, la realtà che attrae il mio cuore come una calamita?”. Di qui l’invito a lasciarsi conquistare dall’amore di Dio “che dà senso ai piccoli impegni quotidiani e anche aiuta ad affrontare le grandi prove. Questo è il vero tesoro dell’uomo. Andare avanti nella vita con amore, con quell’amore che il Signore ha seminato nel cuore, con l’amore di Dio. E questo è il vero tesoro”. E’ un amore concreto che si manifesta in Gesù “che dà valore e bellezza a tutto il resto; un amore che da forza alla famiglia, al lavoro, allo studio, all’amicizia, all’arte, ad ogni attività umana”. E’ un amore che “dà senso anche alle esperienze negative, perché ci permette, questo amore, di andare oltre queste esperienze, … di non rimanere prigionieri del male, ma ci fa passare oltre, ci apre sempre alla speranza …. perché questo amore di Dio in Gesù Cristo ci perdona sempre, ci ama tanto che ci perdona sempre”.
Nel giorno dell’Assunta ha celebrato l’Eucaristia nelle piazza di Castel Gandolfo (antistante il Palazzo Apostolico), ricordano nell’omelia come Maria sia entrata nella gloria del cielo, ma sia sempre con noi in ogni prova: “sempre: cammina con noi. E’ con noi. Anche Maria, in un certo senso, condivide questa duplice condizione. Lei, naturalmente, è ormai una volta per sempre entrata nella gloria del Cielo. Ma questo non significa che sia lontana, che sia staccata da noi; anzi, Maria ci accompagna, lotta con noi, sostiene i cristiani nel combattimento contro le forze del male”. Si è così soffermato sulla risurrezione (in cui è inscritto il mistero dell’Assunzione di Maria), sottolineando che “essere cristiani significa credere che Cristo è veramente risorto dai morti” e cogliendo il legame tra Maria e la speranza. Il Magnificat, è “il cantico della speranza, è il cantico del Popolo di Dio in cammino nella storia … il cantico di tanti santi e sante, alcuni noti, altri, moltissimi, ignoti, ma ben conosciuti a Dio: mamme, papà, catechisti, missionari, preti, suore, giovani, anche bambini, nonne, nonni: questi hanno affrontato la lotta della vita portando nel cuore la speranza dei piccoli e degli umili”.
All’Angelus, lanciando un appello per la pace in Egitto, ha parlato del ruolo delle donne, perché in Maria “trovino se stesse e la pienezza della loro vocazione e in tutta la Chiesa si approfondisca e si capisca di più il tanto grande e importante ruolo della donna!”.
Domenica 18 agosto Francesco ha evidenziato l’incompatibilità tra violenza e fede e che questa non è neutralità. La fede “comporta scegliere Dio come criterio-base della vita, e Dio non è vuoto, non è neutro, Dio è amore!” Ciò “significa che la fede non è una cosa decorativa, ornamentale; non è decorare la vita con un po’ di religione, ,come se fosse una torta e la si decora con la panna.. No! La fede comporta scegliere Dio come criterio-base della vita, e Dio non è vuoto, Dio non è neutro, Dio è sempre positivo, Dio è amore e l’amore è positivo!” Quindi “seguire Gesù comporta rinunciare al male, all’egoismo e scegliere il bene, la verità, la giustizia, anche quando ciò richiede sacrificio e rinuncia ai propri interessi.” Per questo “la vera forza del cristiano è la forza della verità e dell’amore, che comporta rinunciare ad ogni violenza.” Per questo “il cristiano non è violento, ma è forte. E con che fortezza? Con quella della mitezza. La forza della mitezza, la forza dell’amore.”
Gian Paolo Cassano

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