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LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO - ANGELUS 1° GENNAIO 2009

Il Papa  inizia il nuovo anno all’Angelus del 1 gennaio, con un appello alla pace per israeliani e palestinesi pensando  alla piccola ma fervente parrocchia di Gaza. Infatti “per poter camminare sulla via della pace, gli uomini e i popoli hanno bisogno di essere illuminati dal volto di Dio ed essere benedetti dal suo nome”.
Riflette poi sulla “povertà da scegliere e la povertà da combattere” (riferendosi al tema della Giornata mondiale della pace) ricordando come “anche la violenza, anche l’odio e la sfiducia sono forme di povertà – forse le più tremende – da combattere”.  Benedetto XVI auspica  “che esse non prendano il sopravvento!” perché sia possibile” ascoltarsi, venirsi incontro e dare risposte concrete all’aspirazione diffusa a vivere in pace, in sicurezza, in dignità.”
C’è una povertà che non fa vivere secondo dignità, che offende la giustizia e l’uguaglianza e  minaccia la convivenza pacifica. “La globalizzazione – afferma - elimina certe barriere, ma può costruirne di nuove, perciò bisogna che la comunità internazionale e i singoli Stati siano sempre vigilanti; bisogna che non abbassino mai la guardia rispetto ai pericoli di conflitto, anzi, si impegnino a mantenere alto il livello della solidarietà. “
Guardando all’attuale crisi economica globale come un banco di prova, invita a “fare insieme una revisione profonda del modello di sviluppo dominante, per correggerlo in modo concertato e lungimirante,” riscoprendo “la sobrietà e la solidarietà, quali valori evangelici e al tempo stesso universali”. “Più in concreto, - afferma - non si può combattere efficacemente la miseria, se non si fa quello che scrive san Paolo ai Corinzi, cioè se non si cerca di ‘fare uguaglianza’, riducendo il dislivello tra chi spreca il superfluo e chi manca persino del necessario”.
C’è la  “povertà da scegliere” della nascita di Cristo a Betlemme, che è scuola di vita per ogni uomo, e la “povertà da combattere”, quella che “impedisce alle persone e alla famiglie di vivere secondo la loro dignità”.
Bisogna allora guardare a Cristo perché “ha realmente inaugurato una umanità nuova, capace, sempre e solo con la grazia di Dio, di operare una  rivoluzione pacifica”.
Infatti  “la presenza di Cristo è un dono che dobbiamo saper condividere con tutti”; lo ha aveva già ribadito il Papa nel Te Deum del 31 dicembre.L’incontro con Cristo – infatti - rinnova l’esistenza personale e ci aiuta a contribuire alla costruzione di una società giusta e fraterna. Ecco allora che, come credenti, si può dare un grande contributo anche per superare l’attuale emergenza educativa. Quanto mai utile è allora che cresca la sinergia fra le famiglie, la scuola e le parrocchie per una evangelizzazione profonda e per una coraggiosa promozione umana, capaci di comunicare a quanti più è possibile la ricchezza che scaturisce dall’incontro con Cristo.”
Domenica 4 gennaio, all’Angelus. ancora una volta la voce del Pontefice si è alzata forte e chiara  per chiedere la fine delle violenza a Gaza e per la pace in tutta la Terra Santa.
Ha ricordato “le vittime, i feriti, quanti hanno il cuore spezzato, chi vive nell’angoscia e nel timore, perché Dio li benedica con la consolazione, la pazienza e la pace che vengono da Lui”. Ha implorato giustizia e pace perché “la guerra e l’odio non sono la soluzione dei problemi. Lo conferma anche la storia più recente”.
Benedetto XVI poi ha esortato a contemplare, “dopo il frastuono dei giorni scorsi con la corsa all’acquisto dei regali”, il mistero del Natale di Cristo, “per coglierne ancor più il significato profondo e l’importanza per la nostra vita”.
Gesù (come testimonia Giovanni nel Prologo del suo Vangelo) “è la Sapienza di Dio incarnata, è la sua Parola eterna fattasi uomo mortale”; in Lui giunge a  compimento il mistero di un Dio che parla agli uomini come ad amici.
“Il Bambino di Betlemme – aggiunge - ci rivela e ci comunica il vero ‘volto’ di Dio buono e fedele, che ci ama e non ci abbandona nemmeno nella morte.”

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