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La Parola di Papa Benedetto

LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO
a cura di Gian Paolo Cassano

Benedetto XVI ha dedicato l’ultima udienza generale del 2012 (mercoledì 19 dicembre) alla riflessione sulla fede mostrata da Maria nell’arco della sua vita, a cominciare dall’annunciazione.
Nel saluto dell’Angelo c’è “un invito alla gioia, ad una gioia profonda, annuncia la fine della tristezza che c’è nel mondo di fronte al limite della vita, alla sofferenza, alla morte, alla cattiveria, al buio del male che sembra oscurare la luce della bontà divina. E’ un saluto che segna l’inizio del Vangelo, della Buona Novella”.
Un annuncio che trova in Maria docilità, libera sottomissione “alla parola ricevuta” ed è caratterizzato dall’avere “una connessione vitale” con Dio. Chi “come Maria è aperto in modo totale a Dio, giunge ad accettare il volere divino, anche se è misterioso, anche se spesso non corrisponde al nostro proprio volere.”
Il Papa poi ha messo in parallelo la vicenda di Maria con quella di Abramo. Così “quanto più ci apriamo a Dio, accogliamo il dono della fede, poniamo totalmente in Lui la nostra fiducia - come Abramo e come Maria - tanto più Egli ci rende capaci, con la sua presenza, di vivere ogni situazione della vita nella pace e nella certezza della sua fedeltà e del suo amore. Questo però significa uscire da sé stessi e dai propri progetti, perché la Parola di Dio sia la lampada che guida i nostri pensieri e le nostre azioni”.
Di fronte alle prove la fede della Vergine resta “salda”, perché “sa guardare in profondità, si lascia interpellare dagli eventi, li elabora, li discerne, e acquisita quella comprensione che solo la fede può garantire. E’ l’umiltà profonda della fede obbediente di Maria, che accoglie in sé anche ciò che non comprende dell’agire di Dio, lasciando che sia Dio ad aprirle la mente e il cuore”.
Domenica 23 dicembre, all’Angelus, il Pontefice ha invitato ad imitare “Maria nel tempo di Natale, facendo visita a quanti vivono un disagio, in particolare gli ammalati, i carcerati, gli anziani e i bambini.” Lo ha colto nella “scena della Visitazione” che “esprime anche la bellezza dell’accoglienza: dove c’è accoglienza reciproca, ascolto, il fare spazio all’altro, lì c’è Dio e la gioia che viene da Lui”.
Le due donne, entrambe incinta, incarnano l’attesa e l’Atteso: “l’anziana Elisabetta simboleggia Israele che attende il Messia, mentre la giovane Maria porta in sé l’adempimento di tale attesa, a vantaggio di tutta l’umanità.”
Un episodio che raffigura con grande semplicità l’incontro dell’Antico con il Nuovo Testamento. Se “nell’Annunciazione l’arcangelo Gabriele aveva parlato a Maria della gravidanza di Elisabetta come prova della potenza di Dio”, Elisabetta, accogliendo Maria, riconosce che si sta realizzando la promessa di Dio all’umanità. Di qui l’invito alla preghiera “perché tutti gli uomini cerchino Dio, scoprendo che è Dio stesso per primo a venire a visitarci”.
Il giorno di Natale Benedetto XVI con gli auguri natalizi in 65 lingue nel suo Messaggio Urbi et Orbi ha invitato alla pace in Medio Oriente (Terra Santa, Siria…) “perché cessi lo spargimento di sangue, si facilitino i soccorsi ai profughi e agli sfollati e, tramite il dialogo, si persegua una soluzione politica al conflitto” e ponendo “fine a troppi anni di lotte e di divisioni” si intraprenda “con decisione il cammino del negoziato”.
Così per l’Africa, dall’Egitto, “terra amata e benedetta dall’infanzia di Gesù”, al Mali e alla Nigeria “dove efferati attentati terroristici continuano a mietere vittime, in particolare tra i Cristiani” non dimenticando il Congo ed il Kenya “dove sanguinosi attentati hanno colpito la popolazione civile e i luoghi di culto”.
Quindi, l’Asia: Gesù Bambino “guardi con benevolenza ai numerosi popoli che abitano quelle terre e, in modo speciale, quanti credono in Lui”; ma anche l’America Latina “affinché Gesù Bambino sostenga in particolare gli emigrati e l’impegno dei governi allo sviluppo e alla lotta alla criminalità.”
“Questo amore – ha concluso il Papa - che l’odierna festa natalizia ci fa contemplare, favorisca lo spirito di collaborazione per il bene comune, induca a riflettere sulla gerarchia di valori con cui attuare le scelte più importanti, ravvivi la volontà di essere solidali e doni a tutti la speranza che viene da Dio”.
All’Angelus del 26 dicembre ha invitato a “dare una testimonianza convinta e coraggiosa”, come ha fatto santo Stefano. “Lasciarsi attirare da Cristo … significa aprire la propria vita alla luce che la richiama, la orienta e le fa percorrere la via del bene, la via di un’umanità secondo il disegno di amore di Dio”.
Stefano è un “modello per tutti coloro che vogliono mettersi al servizio della nuova evangelizzazione”, perché “dimostra che la novità dell’annuncio non consiste primariamente nell’uso di metodi o tecniche originali, che certo hanno la loro utilità, ma nell’essere ricolmi di Spirito Santo e lasciarsi guidare da Lui.”
Se si immerge nel mistero di Cristo “l’evangelizzatore diventa capace di portare Cristo agli altri in maniera efficace quando vive di Cristo, quando la novità del Vangelo si manifesta nella sua stessa vita”.
All’Angelus di domenica 30 dicembre ha rivolto un caldo appello perché la famiglia resti una “solida speranza per tutta l’umanità”: per questo “l’amore, la fedeltà e la dedizione di Maria e Giuseppe siano di esempio per tutti gli sposi cristiani, che non sono gli amici o i padroni della vita dei loro figli, ma i custodi di questo dono incomparabile di Dio”.
Così “ogni bambino venga accolto come dono di Dio, sia sostenuto dall’amore del padre e della madre, per poter crescere come il Signore Gesù «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52)”
Allora “imitando la santa Famiglia di Nazaret, i genitori si preoccupino seriamente della crescita e dell’educazione dei propri figli, perché maturino come uomini responsabili e onesti cittadini, senza dimenticare mai che la fede è un dono prezioso da alimentare nei propri figli anche con l’esempio personale”.
Gian Paolo Cassano

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