La Parola di Papa Benedetto

LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO
a cura di Gian Paolo Cassano

“Dio non si stanca mai di cercarci, è fedele all’uomo che ha creato e redento, rimane vicino alla nostra vita, perché ci ama”. Il mondo, l’uomo e la fede “sono le vie che possono aprire il cuore alla conoscenza di Dio”, che ci orienta “rispettando sempre la nostra libertà”. Lo ha ricordato il Papa nell’Udienza generale di mercoledì 14 novembre. Oggi in un tempo in cui “prevale una forma di ateismo ‘pratico’ in cui “non si negano le verità della fede”, ma semplicemente si ritengono “irrilevanti per l’esistenza quotidiana”. Di fronte alle difficoltà e alle prove per la fede, “spesso poco compresa, contestata, rifiutata”, si deve recuperare l’esortazione petrina ad essere pronti a rispondere “con dolcezza e rispetto” a chi chiede conto della speranza del cristiano.
Una prima risposta, una prima via è quella del mondo, cioè di “far recuperare all’uomo di oggi la capacità di contemplare la creazione, la sua bellezza, la sua struttura. Il mondo non è un magma informe, ma più lo conosciamo e più ne scopriamo i meravigliosi meccanismi, più vediamo un disegno, vediamo che c’è un’intelligenza creatrice”. La seconda via è l’uomo: “nell’uomo interiore – diceva Sant’Agostino – abita la verità”. Per questo è necessaria “la capacità di fermarci e di guardare in profondità in noi stessi e leggere questa sete di infinito che portiamo dentro, che ci spinge ad andare oltre e rinvia a Qualcuno che la possa colmare”. La terza via all’incontro con Dio è la fede, che non è “un mero sistema di credenze e di valori” ma “è incontro con Dio che parla e opera nella storia e che converte la nostra vita quotidiana, trasformando in noi mentalità, giudizi di valore, scelte e azioni concrete. Non è illusione, fuga dalla realtà, comodo rifugio, sentimentalismo, ma è coinvolgimento di tutta la vita ed è annuncio del Vangelo, Buona Notizia capace di liberare tutto l’uomo”.
“Chi crede è unito a Dio, è aperto alla sua grazia, alla forza della carità”; la sua esistenza diventa così “testimonianza non di se stesso, ma del Risorto” !
Domenica 18 novembre all’Angelus, ha invitato a guardare a Cristo, “fondamento stabile” nel mondo in un mondo reso instabile da violenze e calamità. E’ Lui, il ‘Figlio dell’uomo’ Gesù stesso, “che collega il presente con il futuro; le antiche parole dei profeti hanno trovato finalmente un centro nella persona del Messia nazareno: è Lui il vero avvenimento che, in mezzo agli sconvolgimenti del mondo, rimane il punto fermo e stabile”.
Commentando il Vangelo domenicale ha invitato a non seguire i falsi richiami di fine imminenti del mondo. Infatti “Gesù non descrive la fine del mondo, e quando usa immagini apocalittiche, non si comporta come un «veggente». Al contrario, Egli vuole sottrarre i suoi discepoli di ogni epoca alla curiosità per le date, le previsioni, e vuole invece dare loro una chiave di lettura profonda, essenziale, e soprattutto indicare la via giusta su cui camminare, oggi e domani, per entrare nella vita eterna. Tutto passa – ci ricorda il Signore –, ma la Parola di Dio non muta, e di fronte ad essa ciascuno di noi è responsabile del proprio comportamento. In base a questo saremo giudicati.”
Gian Paolo Cassano

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