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NESSUNO NE PARLA (O QUASI) news quasi sconosciute a cura di Gian Paolo Cassano

L’Armenia è il paese dell’anno, secondo il quotidiano inglese “The Economist”. Secondo gli autori di un articolo pubblicato lo scorso 18 dicembre, l’ex repubblica sovietica ha dimostrato che uno stato governato male in una regione instabile ha ancora possibilità di instaurare una democrazia e di rinnovarsi. Scrive il giornale: “l’ex presidente Serž Sargsyan ha provato a eliminare i limiti di tempo nominandosi primo ministro. Ci sono state proteste per le strade […]. Il carismatico Nikol Pashinyan è giunto legalmente al potere dopo un’ondata di proteste contro la corruzione e l’incompetenza della classe dirigente”.
La rivista parla inoltre della difficoltà della scelta. Gli autori avevano infatti nominato in un primo momento l’Irlanda per la resistenza al Regno Unito rispetto alle condizioni per la Brexit. Inoltre, il titolo era rivendicato anche da Perù ed Ecuador, per il rafforzamento delle istituzioni sociali, in particolare del sistema giudiziario. Anche il Sudafrica era in lizza per il titolo di paese dell’anno, per i tentativi del presidente Cyril Ramafos di perseguire una politica di rafforzamento dell’economia dopo che il suo predecessore Jacob Zuma ha “saccheggiato il paese”.
Alla fine, altri due paesi sono entrati nella rosa dei candidati oltre all’Armenia: la Malesia e l’Etiopia.
In Malesia, gli elettori hanno richiesto le dimissioni del primo ministro quando non è riuscito a spiegare da dove provenissero i 700 milioni di dollari sul suo conto. Il nuovo capo del governo, tuttavia, non ha soddisfatto le aspettative della popolazione, facendo dunque uscire il paese asiatico dalla classifica del settimanale britannico The Economist. Diversa è la situazione dell’Etiopia: gli editori hanno notato che un paese con una popolazione di 105 milioni di abitanti e una lunga storia di tirannia alle spalle è stato in grado di scegliere finalmente un leader, Abiy Ahmed Ali, che ha iniziato a riformare il sistema politico, ha allentato il controllo sui media, si è riconciliato con la vicina Eritrea, ha liberato prigionieri politici e ha intrapreso diverse riforme volte a rilanciare l’economia del paese. Il paese africano, tuttavia, non ha ricevuto il titolo di paese dell’anno perché il nuovo primo ministro non è ancora stato in grado di porre fine ai problemi di violenza che insorgono per motivi etnici.

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