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LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO a cura di Gian Paolo Cassano

Mercoledì 8 gennaio, all’Udienza generale, il Papa, ha continuato a riflettere sugli Atti degli apostoli, che sono da leggere perché così si vede “come il Vangelo, con la forza dello Spirito Santo, arriva a tutti i popoli, si fa universale;” in questa occasione si è fermato a commentare il naufragio di Paolo a Malta, esempio di come vivere la prova avendo fiducia in Cristo. Di qui la preghiera al Signore “di aiutarci a vivere ogni prova sostenuti dall’energia della fede; e ad essere sensibili ai tanti naufraghi della storia che approdano esausti sulle nostre coste, perché anche noi sappiamo accoglierli con quell’amore fraterno che viene dall’incontro con Gesù. È questo che salva dal gelo dell’indifferenza e della disumanità.” L’annuncio del Vangelo passa nel superamento della prova. “Il naufragio da situazione di disgrazia, si muta in opportunità provvidenziale”. L’approdo a Malta segna un cambio, con la generosa accoglienza dei maltesi “che assicurano ai naufraghi un po’ di calore e di sollievo”, con Paolo, che “da vero discepolo di Cristo, si mette a servizio per alimentare il fuoco con alcuni rami che prende”, venendo improvvisamente morso da una vipera, che non reca però a lui alcun danno, tra lo stupore dei presenti. ”Dice la storia che da quel momento non ci sono vipere a Malta: questa è la benedizione di Dio per l’accoglienza di questo popolo tanto buono”. Da quel momento “il soggiorno a Malta diventa per Paolo l’occasione propizia per dare ‘carne’ alla parola che annuncia ed esercitare così un ministero di compassione nella guarigione dei malati”. Infatti “quando un credente fa esperienza della salvezza non la trattiene per sé, ma la mette in circolo. «Il bene tende sempre a comunicarsi. Ogni esperienza di verità e di bellezza cerca per sé stessa la sua espansione, e ogni persona che viva una profonda liberazione acquisisce maggiore sensibilità davanti alle necessità degli altri» (Evangelii gaudium, 9). Un cristiano ‘provato’ può farsi di certo più vicino a chi soffre e rendere il suo cuore aperto e sensibile alla solidarietà verso gli altri.” Anche in mezzo “ad apparenti fallimenti”, Dio può agire in ogni circostanza perché “chi si offre e si dona a Dio per amore, sicuramente sarà fecondo”.
Al termine, Francesco ha chiesto ai fedeli di ricordarsi la data del Battesimo, un pensiero a lui particolarmente caro: ”sicuramente noi sappiamo la data del compleanno, la data della nascita; ma quanti di voi sanno la data del battesimo? Pochi … va bene. Ma siccome non si festeggia, si dimentica. Per fare un compito a casa: domandate ai genitori, ai nonni, agli zii, agli amici: ‘Quando sono stato battezzato? Quando sono stata battezzata?’, e portare sempre quella data del battesimo nel cuore per ringraziare il Signore della grazia del battesimo.”
Richiesta su cui è tornato all’Angelus domenica 12 gennaio, nella festa del Battesimo del Signore, perché questo “è un dovere di giustizia verso il Signore che è stato tanto buono con noi”. In precedenza, nella Cappella Sistina, come ogni anno, aveva celebrato la S. Messa durante la quale ha amministrato il Battesimo a 32 neonati (17 bambini e 15 bambine), ricordando che “battezzare un figlio è un atto di giustizia, per lui, (…) perché noi nel Battesimo gli diamo un tesoro (…) un pegno: lo Spirito Santo. Il bambino esce con la forza dello Spirito dentro: lo Spirito che lo difenderà, lo aiuterà, durante tutta la vita. Per questo è così importante battezzarli da bambini perché crescano con la forza dello Spirito Santo. (…) Curate che crescano con la luce, con la forza dello Spirito Santo, così la catechesi, l’aiuto, l’insegnamento, gli esempi che voi darete in casa vostra.”
Nella preghiera mariana di mezzogiorno ha evidenziato che come Gesù “è il Figlio amato del Padre”, anche noi “rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo, sappiamo di essere figli amati” e “fratelli di tanti altri fratelli, investiti di una grande missione per testimoniare e annunziare a tutti gli uomini l’amore sconfinato del Padre”. Certo il Messia “non ha bisogno di essere purificato” perché è Lui che purifica, e la Sua decisione di ricevere il Sacramento sorprende il Battista: “ma Dio è il Santo, le sue vie non sono le nostre, è Gesù è la Via di Dio, una via imprevedibile.” Se la distanza fra l’uomo e Gesù era “abissale, incolmabile (…) il Figlio di Dio è venuto proprio per colmare la distanza fra l’uomo e Dio”. Egli “è tutto dalla parte di Dio”, ma “è anche tutto dalla parte dell’uomo, e riunisce ciò che era diviso”. La sua è “la via dell’obbedienza filiale e della solidarietà con l’uomo fragile e peccatore. È la via dell’umiltà e della piena vicinanza di Dio ai suoi figli.” Un atteggiamento mite, semplice, rispettoso, “della moderazione e del nascondimento”, che è “richiesto anche oggi ai discepoli del Signore”, che molto spesso invece si vantano. “Non è un buon discepolo quello che si pavoneggia. Il buon discepolo è l’umile, il mite, quello che fa bene senza farsi vedere. Nell’azione missionaria, la comunità cristiana è chiamata ad andare incontro agli altri sempre proponendo e non imponendo, dando testimonianza, condividendo la vita concreta della gente.”
Gian Paolo Cassano

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