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LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO a cura di Gian Paolo Cassano

Continuando la catechesi sui comandamenti, mercoledì 27 giugno, all’udienza generale (ultima prima della pausa estiva), il Papa (sul tema: “L’ amore di Dio precede la legge e le dà senso”) ha evidenziato innanzitutto come la vita cristiana sia la risposta grata a un Padre generoso. Infatti il Decalogo comincia con la generosità di Dio, con la liberazione, con la relazione Padre-Figli; da qui deve partire il cammino di fede, non dalla legge, non da obblighi, impegni, coerenze. Quando dichiara “Io sono il Signore, tuo Dio c’è un possessivo, c’è una relazione, ci si appartiene. Dio non è un estraneo: è il tuo Dio”, così da illuminare tutto il Decalogo e svelare anche il segreto dell’agire cristiano. “Cristo è l’amato dal Padre e ci ama di quell’amore. Lui non parte da sé ma dal Padre. Spesso le nostre opere falliscono perché partiamo da noi stessi e non dalla gratitudine.” Chi parte da sé stesso arriva a sé stesso! “E’ incapace di fare strada, torna su di sé. È proprio quell’atteggiamento egoistico che, scherzando la gente dice: Eh, quella persona è un “io, me con me, e per me”. La vita cristiana, invece, è anzitutto la risposta grata a un Padre generoso: “i cristiani che seguono solo dei ‘doveri’ denunciano di non avere una esperienza personale di quel Dio che è ‘nostro’” A loro manca qualcosa, perché “il fondamento di questo dovere è l’amore di Dio Padre, che prima dà, poi comanda. Porre la legge prima della relazione non aiuta il cammino di fede. Come può un giovane desiderare di essere cristiano, se partiamo da obblighi, impegni, coerenze e non dalla liberazione? Ma, essere cristiano è un cammino di liberazione!”
I Comandamenti, “ti liberano dal tuo egoismo e ti liberano perché c’è l’amore di Dio che ti porta avanti”. La formazione cristiana non è basata sulla forza di volontà, ma sull’accoglienza della salvezza, sul lasciarsi amare: “prima la salvezza: Dio salva il suo popolo nel Mar Rosso, poi nel Sinai gli dice cosa deve fare.” Infatti, per obbedire a Dio, alle sue leggi “bisogna anzitutto ricordare i suoi benefici”. Per questo è importante “fare esercizio di memoria” delle tante “cose belle” che “ha fatto Dio per ognuno di noi!” Ora “noi non ci salviamo da soli, ma da noi può partire un grido di aiuto: Signore salvami, Signore insegnami la strada, Signore accarezzami, Signore dammi un po’ di gioia. (…) Questo grido è importante, è preghiera, è coscienza di quello che c’è ancora di oppresso e non liberato in noi. (…) Questa è una bella preghiera al Signore. Dio attende quel grido, perché può e vuole spezzare le nostre catene.” Dio “non ci ha chiamati alla vita per rimanere oppressi, ma per essere liberi e vivere nella gratitudine”, obbedendo con gioia a Colui che ci ha dato tanto, infinitamente più di quanto mai potremo dare a Lui.”
All’Angelus, nella solennità dei Santi Pietro e Paolo Francesco, venerdì 29 giugno, ha ricordato il ruolo del primo Papa nella formazione dell’identità cristiana Tra le tante definizioni che il mondo nel corso dei secoli ha dato di Gesù, solo quella data da Pietro, “si staglia ancora oggi, semplice e netta: Gesù è il Figlio di Dio: perciò è perennemente vivo Lui come è eternamente vivo il Padre suo. E’ questa la novità che la grazia accende nel cuore di chi si apre al mistero di Gesù, la certezza non matematica, ma ancora più forte, interiore, di aver incontrato la Sorgente della Vita, la Vita stessa fatta carne, visibile e tangibile in mezzo a noi.” Pietro risponde alle domande che Gesù pone sulla sua identità: “sembra dire che una cosa è seguire l’opinione corrente, e un’altra è incontrare Lui e aprirsi al suo mistero: lì si scopre la verità. L’opinione comune contiene una risposta vera ma parziale; Pietro, e con lui la Chiesa di ieri, di oggi e di sempre, risponde, per grazia di Dio, la verità: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»”. Anche la risposta di Gesù è piena di luce: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”: è la prima registrazione nei Vangeli della parola ‘Chiesa’, “esprimendo tutto il suo amore verso di essa, che definisce «la mia Chiesa». E’ la nuova comunità dell’Alleanza, non più basata sulla discendenza e sulla Legge, ma sulla fede in Lui, Gesù, Volto di Dio.” Al termine il Papa ha salutato i nuovi cardinali creati nel Concistoro di ieri e gli arcivescovi metropoliti ai quali questa mattina ha benedetto il pallio, augurando loro di “vivere sempre con entusiasmo e generosità il loro servizio al Vangelo e alla Chiesa”.
Domenica 1 luglio, all’Angelus, Francesco ha ribadito con forza che nessuno è un abusivo nel cuore di Gesù. E’ Lui è la “sorgente di vita”, è Lui “Colui che ridona la vita a chi si fida pienamente di Lui”, come dimostrano gli episodi evangelici delle guarigioni di una fanciulla e della donna emorroissa. Tutti sono ammessi al cuore di Gesù: “per avere accesso al suo cuore, al cuore di Gesù, c’è un solo requisito: sentirsi bisognosi di guarigione e affidarsi a Lui.” Infatti due sono i “requisiti per essere guarito, per avere accesso al suo cuore: sentirsi bisognosi di guarigione e affidarsi a Lui. Gesù va a scoprire queste persone tra la folla e le toglie dall’anonimato, le libera dalla paura di vivere e di osare. Lo fa con uno sguardo e con una parola che li rimette in cammino dopo tante sofferenze e umiliazioni. Anche noi siamo chiamati a imparare e a imitare queste parole che liberano e questi sguardi che restituiscono, a chi ne è privo, la voglia di vivere”. Guarendo la donna che soffriva di emorragie, ha sottolineato che la fede porta alla salvezza, perché “attira la potenza salvifica divina che c’è in Cristo”. Così per la bambina risuscitata si intrecciano “i temi della fede e della vita nuova” in Gesù Signore.
“Davanti a Lui la morte fisica è come un sonno: non c’è motivo di disperarsi. Un’altra è la morte di cui avere paura: quella del cuore indurito, dal male! Ma anche il peccato, per Gesù, non è mai l’ultima parola, perché Lui ci ha portato l’infinita misericordia del Padre. E anche se siamo caduti in basso, la sua voce tenera e forte ci raggiunge: Io ti dico: alzati!”.
Gian Paolo Cassano

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