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LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO a cura di Gian Paolo Cassano

Mercoledì 2 gennaio, all’udienza generale (prima dell’anno), il Papa ha ripreso la catechesi sul Padre nostro, spiegando “la rivoluzione del Vangelo”, soffermandosi sul discorso della montagna. Le Beatitudini sono “un arco decorato a festa”, una volta di felicità intorno ai poveri, ai miti, agli umili di cuore: persone che allora, come oggi, non erano molto considerate. “È la rivoluzione del Vangelo. Dove c’è il Vangelo, c’è rivoluzione. Il Vangelo non lascia quieto, ci spinge: è rivoluzionario. Tutte le persone capaci di amore, gli operatori di pace che fino ad allora erano finiti ai margini della storia, sono invece i costruttori del Regno di Dio. È come se Gesù dicesse: avanti voi che portate nel cuore il mistero di un Dio che ha rivelato la sua onnipotenza nell’amore e nel perdono!” “Da questo portale d’ingresso che capovolge i valori della storia” emerge la novità del Vangelo, per cui la Legge non va abolita ma ricondotta al suo senso originario, incarnata nella propria vita “fino alle sue ultime conseguenze”, in un amore che non ha confini, “perfino il proprio nemico con una prospettiva del tutto nuova”. Si trova qui “il grande segreto che sta alla base di tutto il discorso della montagna: siate figli del Padre vostro che è nei cieli”. Il discorso della montagna, però non è “un discorso morale” ma “teologico”. Infatti “il cristiano non è uno che si impegna ad essere più buono degli altri: sa di essere peccatore come tutti. Il cristiano semplicemente è l’uomo che sosta davanti al nuovo Roveto Ardente, alla rivelazione di un Dio che non porta l’enigma di un nome impronunciabile, ma che chiede ai suoi figli di invocarlo con il nome di ‘Padre’, di lasciarsi rinnovare dalla sua potenza e di riflettere un raggio della sua bontà per questo mondo così assetato di bene, così in attesa di belle notizie.” Gesù così introduce l’insegnamento del Padre nostro prendendo le distanze dagli ipocriti che sono “uno scandalo” per la Chiesa, come “quelle persone che vanno in chiesa e stanno tutta la giornata lì o vanno tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri o parlando male della gente. Questo è uno scandalo! Meglio non andare in chiesa! Vivi così, come ateo. Ma se tu vai in chiesa, vivi come figlio, come fratello e dà una vera testimonianza, non una contro-testimonianza.” Perciò “la preghiera cristiana non ha altro testimone credibile che la propria coscienza, dove si intreccia intensissimo un continuo dialogo con il Padre”, fatto “dal cuore, da dentro. Tu invece – dice Gesù –, quando preghi, rivolgiti a Dio come un figlio a suo padre, il quale sa di quali cose ha bisogno prima ancora che gliele chieda (cfr Mt 6,8).” Il Padre nostro “potrebbe essere anche una preghiera silenziosa”, perchè “basta in fondo mettersi sotto lo sguardo di Dio, ricordarsi del suo amore di Padre, e questo è sufficiente per essere esauditi. (…) Non ha bisogno di niente, il nostro Dio: nella preghiera chiede solo che noi teniamo aperto un canale di comunicazione con Lui per scoprirci sempre suoi figli amatissimi. E Lui ci ama tanto.”
Domenica 6 gennaio, all’Angelus della solennità dell’Epifania, Francesco ha rilanciato la gioia dell’incontro con Gesù, Dio fatto uomo, “novità sorprendente della storia”. Egli si manifesta al mondo come “dono per tutti”. L’invito del profeta Isaia ad aprire “il cuore alla presenza e alla vicinanza del Signore” che è promessa di salvezza “risuona anche per noi che abbiamo celebrato il Natale di Gesù e ci incoraggia a lasciarci raggiungere dalla luce di Betlemme. Anche noi veniamo invitati a non fermarci ai segni esteriori dell’avvenimento, ma a ripartire da esso e percorrere in novità di vita il nostro cammino di uomini e di credenti.” Per incontrare Cristo e porsi davanti a questa “luce” che nel Vangelo è “presente e incontrata” ci sono tanti modi e Matteo li mostra nella sua narrazione. Si può “chiudersi alla luce” (come Erode e gli scribi di Gerusalemme che reagiscono, “col cuore duro, che si ostina e rifiuta la visita di quel Bambino”, come “quanti, anche ai nostri giorni, hanno paura della venuta di Gesù e chiudono il cuore ai fratelli e alle sorelle che hanno bisogno di aiuto. Erode ha paura di perdere il potere e non pensa al vero bene della gente, ma al proprio tornaconto personale. Gli scribi e i capi del popolo hanno paura perché non sanno guardare oltre le proprie certezze, non riuscendo così a cogliere la novità che è in Gesù.”
“Ben diversa è l’esperienza dei Magi” che, seppure “lontani dalla fede ebraica tradizionale”, si “lasciano guidare dalla stella e affrontano un viaggio lungo e rischioso” pur di “conoscere la verità sul Messia”. Essi sono perseveranti nel cammino e generosi di fronte al Signore e si dimostrano “aperti” alla novità “più sorprendente della storia”, il “Dio fatto uomo”. Tornando al loro paese, cambiano strada, perché “ogni volta che un uomo o una donna, incontra Gesù, cambia strada, torna alla vita in un modo differente, torna rinnovato”. Ora “la salvezza offerta da Dio in Cristo è per tutti gli uomini, vicini e lontani. Non è possibile ‘impossessarsi’ di quel Bambino: Egli è un dono per tutti. Anche noi, facciamo un po’ di silenzio nel nostro cuore e lasciamoci illuminare dalla luce di Gesù che proviene da Betlemme. Non permettiamo alle nostre paure di chiuderci il cuore, ma abbiamo il coraggio di aprirci a questa luce che è mite e discreta. Allora, come i Magi, proveremo ‘una gioia grandissima’ che non potremo tenere per noi.”

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