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Eternit

OCCIMIANO – (gpc) Erano in molti coloro che si sono ritrovati con semplicità in piazza Carlo Alberto alle 15,45 di sabato 22 novembre per manifestare il loro disappunto di fronte alla sentenza sull’amianto che sentono profondamente vergognosa
Anche le campane della Chiesa parrocchiale suonavano a morte. Il prevosto, poi, domenica 23 novembre, al termine della S. Messa ha manifestato la solidarietà della comunità cristiana, leggendo il comunicato diffuso da mons. Vescovo in cui esprime dolore, delusione, frustazione, indignazione.
C’era tutto il Consiglio comunale e quello dei ragazzi da poco costituito, con i giovani diciottenni della Leva e tanti cittadini
Il sindaco, m.a Valeria Olivieri, intervenendo brevemente ha affermato come il Comune di Occimiano voglia urlare il proprio disappunto per l’ingiustizia subita dalla Città di Casale e dai familiari delle vittime dell’amianto con un minuto di silenzio. Non si capisce come sia possibile che la giustizia non coincida con il diritto. Proprio in Italia, culla del diritto!!! Ha sottolineato poi l’importanza della presenza di tanti giovani che avranno il compito di portare avanti la lotta contro l’Eternit.
E’ toccato poi al neo presidente del Consiglio comunale dei ragazzi Filippo Vettoretto prendere la parola leggendo una comunicato stampa (del Coordinamento internazionale riunito a Casale il 21 novembre) in cui si esprime solidarietà alle vittime e ai familiari di Casale e del mondo, esprimendo “la più ferma indignazione e dissenso nei riguardi della vergognosa e ingiusta sentenza della Corte di Cassazione emessa il 19 novembre” che ha cancellato (per prescrizione) la condanna di Stephan Schmidheiny, amministratore delegato e co-proprietario della Eternit Italia.
“E’ una mostruosità e una vergogna quella di considerare come prescritto un reato che ha già provocato oltre 3000 vittime, e che nella sola Casale uccide una persona ogni settimana. Proprio oggi il disastro di SS ha mietuto l’ennesima vittima. Pertanto questa sentenza viola i principi fondamentali delle Convenzioni sui diritti umani: le garanzie di legge nei confronti dell’imputato non possono in alcun modo cancellare il diritto alla giustizia di migliaia di vittime. La responsabilità personale per un così grave crimine di impresa non può essere annullata per tecnicismi formali.”
gpc

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