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Archivio della Categoria 'Occimiano'

NESSUNO NE PARLA (O QUASI) news quasi sconosciute a cura di Gian Paolo Cassano

Giovedì 3 Gennaio 2019

Segnali di disgelo tra le due Coree, speranza di pace per il nuovo anno. Come riferisce l’agenzia Asia news, il leader nordcoreano Kim Jong-un ha inviato una lettera al Presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, per chiedere ulteriori colloqui di pace nel nuovo anno. Un rinnovato impegno della Corea del Nord per la denuclearizzazione della penisola, in grado di dare nuovo slancio ai negoziati con gli Stati Uniti sulla fine dei programmi nucleari di Pyongyang (al momento in fase di stallo) che è stato accolto con favore da Moon. “Kim ha detto - afferma il Presidente sud coreano - di volersi incontrare con me di frequente nel nuovo anno, per discutere questioni pratiche relative alla pace, alla prosperità e al problema della denuclearizzazione. Accolgo ciò con estremo favore”.
Nel Messaggio il leader nordcoreano riconosce che le due Coree sono sfuggite al pericolo della guerra ed “hanno stabilito legami di armonia e fiducia che sono irreversibili”.
Kim esprime rammarico per non essersi recato a Seoul entro la fine di dicembre come promesso durante l’ultimo vertice di Pyongyang, in cui si erano decise una serie di misure per il rafforzamento della fiducia reciproca e per il controllo degli armamenti, come il disarmo delle mine antiuomo nella Joint Security Area (Jsa) di Panmunjom. A questo si aggiunge la creazione di zone cuscinetto aeree, terrestri e marittime per prevenire gli scontri accidentali.
Moon si è dichiarato favorevole ad una prossima visita di Kim. “vi saranno molte difficoltà in futuro. Ma i nostri cuori saranno aperti l’uno all’altro, a seconda di quanto saremo disposti ad impegnarci”.

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO a cura di Gian Paolo Cassano

Giovedì 3 Gennaio 2019

Nella domenica della S. Famiglia 30 dicembre, all’Angelus, il Papa ha evidenziato che questa è un tesoro, da custodire sempre e difendere. Commentando il brano evangelico di Lc 2,41-52, ha messo in rilievo la “centralità” del Figlio di Dio “nella Santa Famiglia”. Il Pontefice ha messo a fuoco l’angoscia che sperimentarono Maria e Giuseppe, che avevano accolto “quel Figlio, lo custodivano e lo vedevano crescere in età, sapienza e grazia in mezzo a loro”, una presenza che cresceva soprattutto “dentro il loro cuore”. Un’angoscia che “dovrebbe essere anche la nostra (…) quando siamo lontani da Lui, quando siamo lontani da Gesù (…) quando per più di tre giorni ci dimentichiamo di Gesù, senza pregare, senza leggere il Vangelo, senza sentire il bisogno della sua presenza e della sua consolante amicizia. E tante volte passano i giorni senza che io ricordi Gesù. Ma questo è brutto, questo è molto brutto. Dovremmo sentire angoscia quando succedono queste cose.” Come i due S. Sposi “lo cercarono e lo trovarono nel tempio mentre insegnava”, così ogni fedele può “incontrare il divino Maestro” nella “casa di Dio”, accogliendone “il messaggio di salvezza”. Soprattutto “nella celebrazione eucaristica facciamo esperienza viva di Cristo; Egli ci parla, ci offre la sua Parola che illumina il nostro cammino, ci dona il suo Corpo nell’Eucaristia da cui attingiamo vigore per affrontare le difficoltà di ogni giorno”. L’esempio e la protezione “della Santa Famiglia di Nazareth”, in cui non “è mai venuto meno lo stupore, neanche in un momento drammatico come lo smarrimento di Gesù” siano di aiuto a tutte quelle famiglie in cui, “per vari motivi, mancano la pace e l’armonia”. Infatti “stupirsi e meravigliarsi” impedisce agli uomini di “dare tutto per scontato”; significa “aprirsi agli altri, comprendere le ragioni degli altri: questo atteggiamento è importante per sanare i rapporti compromessi tra le persone, ed è indispensabile anche per guarire le ferite aperte nell’ambito familiare.” Se invece pensiamo di aver sempre ragione “chiudiamo la porta agli altri”; per questo è importante mantenere lo stupore, “meravigliarsi di quello che c’è di buono nelle persone”, soprattutto per salvaguardare l’unità della famiglia, vero “tesoro” che va sempre custodito e difeso.
Il 1 gennaio, all’Angelus, nella solennità di Maria S.S. Madre di Dio e Giornata mondiale della pace, ha invitato a non pensare “che la politica sia riservata solo ai governanti: tutti siamo responsabili della vita della ‘città’, del bene comune; e anche la politica è buona nella misura in cui ognuno fa la sua parte al servizio della pace.” Ha poi esortato a mantenere lo “sguardo fisso” su Maria e sul Bambino “che tiene tra le braccia”; così “mostrandoci Gesù, il Salvatore del mondo, lei, la madre, ci benedice. Oggi la Madonna ci benedice tutti, tutti. Benedice il cammino di ogni uomo e ogni donna in questo anno che inizia, e che sarà buono proprio nella misura in cui ciascuno avrà accolto la bontà di Dio che Gesù è venuto a portare nel mondo.” È la benedizione di Dio che “dà sostanza” agli auguri scambiati in questi giorni., richiamando l’antichissima benedizione con cui i sacerdoti israeliti benedicevano il popolo, pronunciando “per tre volte” il nome di Dio, “Signore”, che “rappresenta la realtà stessa che viene invocata, e così, “porre il nome” del Signore su una persona, una famiglia, una comunità significa offrire loro la forza benefica che scaturisce da Lui.”
Nella benedizione c’è il richiamo alla “trascendenza di Dio”, all’infinita “grandezza della sua gloria” che “è tutta Amore” ed “irradia la sua grazia su ogni creatura e, in modo speciale, sugli uomini e le donne, nei quali maggiormente si rispecchia.” Dio si è rivelato “nel volto di un uomo, Gesù, nato da donna” e nella S. Madre di Dio ci mostra il Salvatore del mondo: “Lui è la Benedizione per ogni persona e per l’intera famiglia umana. Lui, Gesù, è sorgente di grazia, di misericordia e di pace.”

La buona politica è al servizio della pace.

Giovedì 3 Gennaio 2019

La buona politica è al servizio della pace”. È questo il tema della 52° Giornata mondiale della Pace che si è celebrata il 1 gennaio 2019. “Conforme alla propria vocazione – scriveva S. Paolo VI nelle Lettera apostolica Octogesima adveniens - il potere politico deve sapersi disimpegnare dagli interessi particolari per considerare attentamente la propria responsabilità nei riguardi del bene di tutti, superando anche i limiti nazionali. Prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli - locale, regionale, nazionale e mondiale - significa affermare il dovere dell’uomo, di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta e il valore della libertà di scelta che gli è offerta per cercare di realizzare insieme il bene della città, della nazione, dell’umanità”. Francesco nel suo Messaggio per la Giornata ribadisce che la buona politica è un “veicolo fondamentale per costruire cittadinanza e opere” e, se “attuata nel rispetto fondamentale della vita, della libertà e della dignità”, può diventare una “forma eminente di carità”. Va così alla radice dell’impegno per il bene comune, in una “missione” che non può prescindere dal “salvaguardare il diritto” e dall’incoraggiare “il dialogo tra gli attori della società, tra le generazioni e tra le culture”.
Il Pontefice pone una stretta relazione tra pace e politica, un rapporto non facile. Citando il card. François-Xavier Nguyễn Vãn Thuận, (morto nel 2002 e fedele testimone del Vangelo) con le sue beatitudini del politico, non dimentica la corruzione, gli abusi e le ingiustizie di una politica non vissuta come servizio, descrivendo i vizi della politica tra cui xenofobia e razzismo che “mettono in pericolo la pace sociale”, diffondendo la “paura dell’altro”, le “chiusure”, “i nazionalismi” contrari a quella “fraternità di cui il nostro mondo globalizzato ha tanto bisogno”. Francesco esprime la certezza che “la buona politica è al servizio della pace; essa rispetta e promuove i diritti umani fondamentali, che sono ugualmente doveri reciproci, affinché tra le generazioni presenti e quelle future si tessa un legame di fiducia e di riconoscenza.”
Per questo invita ad essere nelle nostre società “artigiani della pace” che “possano essere messaggeri e testimoni autentici di Dio Padre che vuole il bene e la felicità della famiglia umana.”
Ricordando quindi la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, e l’insegnamento della Pacem in Terris del Papa San Giovanni XXIII indica la pace come il “frutto di un grande progetto politico che si fonda sulla responsabilità reciproca e sull’interdipendenza degli esseri umani” e di “una sfida che chiede di essere accolta giorno dopo giorno.” Una pace interiore e comunitaria di cui individua tre dimensioni: la pace con sé stessi, la pace con l’altro, la pace con il creato.

Giovedì 3 Gennaio 2019

OCCIMIANO (gpc) – Ottima musica e ottimi interpreti. Parlo del Concerto organizzato dal Comune (in collaborazione con la Parrocchia) lo scorso 20 dicembre in Chiesa parrocchiale, che ha visto un’ampia partecipazione di pubblico ed è stata l’occasione per lo scambio dei tradizionali auguri natalizi.
E’ intervenuto anche il sindaco m.a Valeria Olivieri che si è complimentato per la bravura e la professionalità delle due band.
Le musiche natalizie sono state proposte da nove bravi musicisti legati alla benemerita Banda musicale occimianese La Filarmonica. Sono i due gruppi, LDL** Brass Quintet e Infernot Saxophone Quartet.
Per la prima volta nella loro recente storia i due gruppi (i cui componenti condividono amicizia ed esperienze comuni in altre formazioni) si sono esibiti insieme dando vita ad una coinvolgente serata ricca di emozioni musicali. Per primi si è esibito il quintetto degli LDL** Brass (Claudio Capra e Giacomo Alcuri alla tromba, Paolo Meda al corno, Luca Cecchini al trombone e Paolo Cantamessa al basso tuba), con diversi brani che spaziavano dal genere classico (Water Music di Haendel e Rondò di Mouret), al gospel (Let the sunshine in) e al blues (Summertime di Gershwin) fino alla tradizione natalizia (Christmas tree e God rest you merry). Particolarmente apprezzata è stata l’emozionante e virtuosistica esecuzione di Aranjuez, tratto dall’opera di Joaquìn Rodrigo. La seconda parte del concerto ha visto esibirsi l’Infernot Saxophone Quartet (Massimo Pasciuta al sax soprano, Massimo Sattanino al sax contralto, Gianni Allegro al sax tenore, Paolo Vergnasco al sax baritono), che altri brani di sapore classico (Canone in Re maggiore di Johann Pachelbel) e ‘blues’ (St. Louis blues di Handy), alternati a brani moderni (Careless whisper di George Michael, Halleluja di Cohen e Palladio di Jenkins) e ai tanghi (Adios Nonino di Piazzolla e Underground Tango di Bregovic), fino al divertente medley natalizio finale. La serata è stata chiusa dall’esecuzione di due notissimi brani (Europa di Carlos Santana e What a wonderful world di Thiele, oltre al bis ‘natalizio’ finale) da parte dei due gruppi congiunti, ricreando magistralmente un emozionante impasto sonoro di antica e prestigiosa tradizione.

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Coro dei bambini

Giovedì 3 Gennaio 2019

OCCIMIANO (gpc) – Protagonisti i bambini nella notte di Natale. Infatti, in preparazione alla S. Messa della Notte il Coro dei bambini con le catechiste ed animatori, diretto da Anna Maria Figazzolo, si è esibito con alcuni canti di Natale, tra i più noti, da Venite fedeli a Tu scendi dalle stelle.
I singoli brani sono stati accompagnati da riflessioni di grandi autori o del papa. Il tutto per aiutare a preparare i fedeli a comprender e vivere il messaggio del Natale.
Accanto al presbiterio poi si è rinnovato il presepe, allestito, secondo i canoni della tradizione e realizzato da Anna Maria Figazzolo e da alcuni giovani.
Nella notte di Natale poi gli amici della Pro Loco, fedeli alla tradizione, hanno offerto, come ogni anno, al termine della S. Messa di Mezzanotte, il vin brulè con cioccolata calda e panettone.

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“La buona politica è al servizio della pace”

Giovedì 3 Gennaio 2019

OCCIMIANO – (gpc) “La buona politica è al servizio della pace”; anche quest’anno, ispirandosi allo slogan della 52° Giornata mondiale della pace, un piccolo gruppo ha voluto dare un segnale alternativo e controcorrente alla prassi abituale per vivere l’ultimo giorno dell’anno in uno stile di sobrietà, di riflessione e di preghiera.
Parlo della Veglia della pace che come ogni anno organizza la Parrocchia San Valerio e che si è tenuta lo scorso lunedì 31 dicembre, in Chiesa parrocchiale (Cappella dell’Immacolata), meditando insieme il messaggio del Papa per la Giornata, pregando e cantando. La conclusione è stata in Canonica, dove, con semplicità e sobrietà si è brindato facendo gli auguri per l’anno nuovo.
In occasione poi del 311° anniversario della nascita del servo di Dio fra’ Bonaventura da Occimiano (4 gennaio 1708), è stata programmata la celebrazione delle Lodi e l’Eucaristia, nel giorno anniversario (4 gennaio) richiamandosi alla figura del servo di Dio fra’ Bonaventura. Ricordiamo come sia a disposizione in Libreria (ma anche in Parrocchia ad Occimiano) il libretto divulgativo della vita “Padre Bonaventura da Occimiano: un ‘santo’ del settecento per i nostri giorni”.

Pgs Fortitudo Occimiano

Giovedì 3 Gennaio 2019

OCCIMIANO (gpc) – Anche quest’anno, prima delle festività natalizie la Pgs Fortitudo Occimiano (con la sua presidente Maria Rosa Scarrone) ha dato prova di sé con un bellissimo ed applaudito saggio.
Così domenica 23 dicembre, in una Palestra comunale affollata, si sono date appuntamento le giovanissime atlete, preparate dall’allenatrice Elena Crenca (in sostituzione di Sara Guareschi, neo mamma) e dalla vice Elisa Sartirana, coadiuvate da Maria Teresa Negri e da Sonia Frizzarin. E’ intervenuto il Sindaco m.a Valeria Olivieri che ha evidenziato come quelle della PGS Fortitudo ritmica sia stata una performance ricca di esercizi dalla cifra tecnica elevata per lanciare un messaggio sul valore vero del Natale, momento per ritrovare il calore della famiglia in un semplice sorriso o in un abbraccio. Erano anche presenti l’assessore Stefano Zoccola ed il consigliere con delega allo sport Gabriele Cia e la presidente della PGS Fortitudo Mario Rosa Scarrone che ha fatto gli auguri a staff e simpatizzanti del sodalizio. Alle protagoniste in omaggio dolci e un altro simpatico dono.

NESSUNO NE PARLA (O QUASI) news quasi sconosciute a cura di Gian Paolo Cassano

Mercoledì 19 Dicembre 2018

Epifanyj (Dumenko), trentanovenne, finora metropolita di Perejaslav-Khmel’nitsky e Belotserkovsky del Patriarcato indipendente di Kiev, è stato eletto lo scorso 15 dicembre primate della Chiesa ucraina autocefala, che riceverà il tomos istitutivo dal patriarcato di Costantinopoli, diventando il capo della quindicesima Chiesa ortodossa al mondo.
L’elezione ha avuto luogo durante il Concilio di unificazione a Kiev il 15 dicembre, presieduto dal metropolita Emmanuel di Gallia, a nome del patriarca di Costantinopoli. Le prime parole del neo-eletto primate sono state: “Ci siamo riusciti, superando tutte le difficoltà!”. Il nuovo capo della Chiesa ucraina ha celebrato poila sua prima Divina Liturgia domenicale nella chiesa del Monastero Dorato di San Michele, uno dei più antichi della città.
Il neoeletto primate ha assunto il titolo di metropolita di Kiev e di tutta l’Ucraina, non quello di patriarca. Nato il 3 febbraio 1979 nel villaggio di Volkovo, della regione di Odessa, in una famiglia di operai, dopo il seminario a Kiev, e all’accademia teologica del patriarcato (con la licenza in teologia), ha pronunciato i voti monastici nel 2007, e dopo un periodo di studi e pratica monastica in Grecia è diventato segretario del patriarca Filaret (Denisenko), divenendo vescovo nel 2009.
Secondo gli statuti approvati, la nuova Chiesa sarà autocefala, cioè indipendente da tutte le altre Chiese locali, compresa quella di Mosca, che comunque non riconosce la canonicità di questa elezione. Sarà governata dal Concilio della Chiesa locale, guidato a sua volta da un Sinodo permanente formato dal primate insieme a 12 vescovi.

TELECOMANDO a cura di Gian Paolo Cassano

Mercoledì 19 Dicembre 2018

Anche se non ha ottenuto un alto share, “Firenze secondo me”, il documentario di Matteo Renzi sulla città di Firenze in onda al sabato sera (ore 21,20) sul canale Nove; infatti l’ex presidente del Consiglio, da buon fiorentino, ha guidato il telespettatore con abilità nei segreti della città, nelle sue bellezze artistiche. Un programma godibilissimo e ricco di spunti di riflessione. La favella a Renzi non manca, televisivamente parlando - almeno quando è in veste di esponente politico - ed è imbattibile nei talk show. E del fatto che, in fondo, sia un “animale televisivo” se ne accorse per primo Silvio Berlusconi, che in quel campo se ne intende.
ALEGRIA è lo spettacolo dei record del Cirque du Soleil, presentato al pubblico nel 1994 e visto da oltre 14 milioni di spettatori nelle oltre 5000 repliche in tutto il mondo; nel 2013 ha detto addio alle scene, uscendo ufficialmente dal repertorio in tour della compagnia. È “Alegría” che torna a far emozionare gli spettatori grazie a Rai5, che lo propone in onda sabato 22 dicembre alle 21.15. Lo spettacolo, proposto per il ciclo di appuntamenti che Rai Cultura dedica alla celebre compagnia di circo acrobatico canadese che dal 1984 fa sognare il pubblico di tutto il mondo con le sue straordinarie creazioni, è una allegoria del potere attraverso il tempo, che per analogia è associata al trascorrere delle età dalla giovinezza alla vecchiaia. Costumi stupefacenti e scenografie barocche sostengono la narrazione acrobatica.
Il ciclo di appuntamenti dedicati al Cirque du Soleil proseguirà su Rai5 con altri due spettacoli, tra i più noti e rappresentati dalla compagine circense di Montréal fondata da Guy Laliberté, Gilles Ste-Croix e Daniel Gauthier: “Dralion”, in onda sabato 29, e “Delirium”, che chiuderà il ciclo sabato 5 gennaio.

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO a cura di Gian Paolo Cassano

Mercoledì 19 Dicembre 2018

Mercoledì 12 dicembre, all’Udienza generale il Papa ha continuato la catechesi sul “Padre nostro”, evidenziando il tema: “Una preghiera che chiede con fiducia”. Egli ha ricordato che nel “Padre nostro” non “ci sono preamboli”, ma “confidenza” e “fiducia filiale”, affondando “le sue radici nella realtà concreta dell’uomo” come “il pane quotidiano: richiesta semplice ma essenziale, che dice che la fede non è una questione ‘decorativa’, staccata dalla vita, che interviene quando sono stati soddisfatti tutti gli altri bisogni. Semmai la preghiera comincia con la vita stessa. La preghiera – ci insegna Gesù – non inizia nell’esistenza umana dopo che lo stomaco è pieno: piuttosto si annida dovunque c’è un uomo, un qualsiasi uomo che ha fame, che piange, che lotta, che soffre e si domanda perché”. In un certo senso, “la nostra prima preghiera” è “stato il vagito che ha accompagnato il primo respiro”, un pianto in cui si annuncia “il destino di tutta la nostra vita: la nostra continua fame, la nostra continua sete, la nostra ricerca di felicità”. Il Signore “non vuole che smorziamo le domande e le richieste imparando a sopportare tutto. Vuole invece che ogni sofferenza, ogni inquietudine, si slanci verso il cielo e diventi dialogo.”
Dovremmo essere come il “cieco che mendicava alle porte di Gerico” che “voleva solo essere guarito”. Così “la preghiera non solo precede la salvezza, ma in qualche modo la contiene già, perché libera dalla disperazione di chi non crede a una via d’uscita da tante situazioni insopportabili. Non è vero che, come qualcuno pensava, la “preghiera di domanda sia una forma debole della fede”, a scapito della “lode pura, quella che cerca Dio senza il peso di alcuna richiesta”. Infatti “la fede [preghiera] di domanda è autentica! È spontanea! È un atto di fede in Dio che è il Padre, che è buono, che è onnipotente. È un atto di fede in me, che sono piccolo, peccatore, bisognoso. E per questo la preghiera, per chieder qualcosa, è molto nobile. Dio è il Padre che ha un’immensa compassione di noi, e vuole che i suoi figli gli parlino senza paura, direttamente: ‘Padre‘ o nelle difficoltà: ‘Ma Signore, cosa mi hai fatto?’. Direttamente. Per questo gli possiamo raccontare tutto, anche le cose che nella nostra vita rimangono distorte e incomprensibili.”
Domenica 16 dicembre, all’Angelus, il Papa ha parlato dell’invito alla gioia che caratterizza la terza domenica di Avvento. E’ la gioia di Dio che sempre perdona e riscatta chi lo ama, che è venuto ad abitare in mezzo a noi, che non respinge mai le nostre richieste, purché siamo “disposti a metterci in discussione”, a “convertirci”. E’ questo il primo passo da compiere nella preparazione al Natale che stiamo vivendo. Come ricorda il profeta Sofonia alla “piccola porzione del popolo di Israele”, Dio “perdona” e “non punisce”, ha un amore “incessante”, che è “paragonabile alla tenerezza di un padre per i figli, dello sposo per la sposa”; di conseguenza “non c’è più motivo di tristezza” e di “sconforto”. Un appello che si applica a “Gesù, l’Emmanuele, il Dio-con-noi”, la cui presenza è la “sorgente della gioia”, per cui “in un borgo sperduto della Galilea, nel cuore di una giovane donna ignota al mondo, Dio accende la scintilla della felicità per il mondo intero. E oggi lo stesso annuncio è rivolto alla Chiesa, chiamata ad accogliere il Vangelo perché diventi carne, vita concreta, e dice alla Chiesa, a tutti noi: ‘Rallegrati, piccola comunità cristiana, povera e umile ma bella ai miei occhi perché desideri ardentemente il mio Regno, hai fame e sete di giustizia, tessi con pazienza trame di pace, non insegui i potenti di turno ma rimani fedelmente accanto ai poveri. E così non hai paura di nulla ma il tuo cuore è nella gioia’. Se noi andiamo così, nella presenza del Signore, il nostro cuore sempre sarà nella gioia. La gioia di alto livello, quando c’è, piena e la gioia umile di tutti i giorni, cioè la pace. La pace è la gioia più piccola, ma è gioia.” Anche l’apostolo Paolo “ci esorta a non angustiarci senza speranza per nulla, ma in ogni circostanza far presenti a Dio le nostre richieste, le nostre necessità, le nostre preoccupazioni” certi che è sempre Lui a guidare la nostra vita. Infatti “la consapevolezza che nelle difficoltà possiamo sempre rivolgerci al Signore, e che Egli non respinge mai le nostre invocazioni, è un grande motivo di gioia. Nessuna preoccupazione, nessuna paura riuscirà mai a toglierci la serenità che viene non da cose umane, dalle consolazioni umane: no; la serenità che viene da Dio, dal sapere che Dio guida amorevolmente la nostra vita, e lo fa sempre. Anche in mezzo ai problemi e alle sofferenze, questa certezza alimenta la speranza e il coraggio.”
Ora l’invito del Signore alla gioia può essere accolto solo se siamo capaci di “metterci in discussione”, come quelli che chiedevano al Battista: “che cosa dobbiamo fare?”( Lc 3,10). E’ la domanda che ciascuno di noi deve porsi chiedendo aiuto a Maria, perché rappresenta “il primo passo per la conversione che siamo invitati a compiere in questo tempo di Avvento. Ognuno di noi si domandi: cosa devo fare? (…) E la Vergine Maria, che è nostra madre, ci aiuti ad aprire il nostro cuore al Dio-che-viene, perché Egli inondi di gioia tutta la nostra vita.”