Homepage - Scrivi a Don Cassano - Scrivi alla Parrocchia di San Valerio

Archivio della Categoria 'Occimiano'

SAN VALERIO MARTIRE

Lunedì 30 Agosto 2010

SAN VALERIO MARTIRE, patrono di Occimiano (e Lu)

1.Terra natale
Zaragoza è una delle città più antiche, ricche e gloriose della Spagna. Si crede fondata dai Fenici sotto il nome di Solduba, ma fu ingrandita, popolata di veterani, abbellita con templi, foro, teatro, circo e bagni da Giulio Cesare, che la chiamò Cesaraugusta. È bagnata dal fiume Ebro, dal quale si dirama un canale che prende il nome dal suo costruttore Pignatelli, di famiglia italiana, e che serve a irrigare parte dell’immensa, fertilissima pianura. La sua storia gloriosa è scritta non solo nei volumi delle sue ricche biblioteche, ma soprattutto nei suoi monumenti. Saragozza seppe resistere ai Romani, ai Goti, ai Saraceni dai quali, pur essendo vinta, non venne mai soggiogata.
Chi visita oggi questa città trova sulle sue muraglie e case i segni della costanza di quel popolo, invitto nel difendere la sua libertà. Intorno alle porte e alle finestre dei palazzi pressoché diroccati, divenuti baluardi e fortezze per i privati cittadini, si scorgono tuttora migliaia di palle incastrate come perle preziose che ricordano ai posteri come ogni uomo, ogni donna e persino i bambini, durante i tre assedi dei Francesi negli anni I808 I809, erano divenuti difensori eroici della propria libertà, della propria patria e della propria religione. Dopo Sagunto e Numancia, dice il Moroni, non si era ai più veduto un accanimento così straordinario nella difesa di una piazza, tanto che gli assedianti stessi ammirarono il valore e l’audacia degli assediati.
Tuttavia ciò che rende Saragozza soprattutto gloriosa la storia della sua Chiesa e della sua fede. Narra la tradizione che S. Giacomo il Maggiore, Apostolo della Spagna, passando di là, fondò quivi la prima Chiesa e  divenne il primo Vescovo. Si racconta purghe che una notte, stando il santo Apostolo in orazione presso la
riva dell’Ebro, dopo una giornata di grande fatica spesa per convertire gli idolatri, la Vergine santissima, che ancora viveva con S. Giovanni, venne trasportata dagli Angeli e apparve sopra di una colonnina davanti S. Giacomo, entro un nimbo di vivissima luce e tra canti di soavissime armonie, per confortarlo. Maria Santissima manifestò a S. Giacomo il desiderio, che su quel luogo si erigesse un Santuario, che avrebbe servito ogni tempo a ravvivare la fede degli Spagnoli.
Oggi ancora la magnifica Basilica, dedicata alla Madonna del Pilar e che racchiude la colonna divenuta getto di speciale venerazione, attesta che la devozione dei buoni abitanti verso la Vergine SS. non è ai venuta meno.
A Saragozza si tennero quattro Concili prima del mille, tutti di grande importanza per la disciplina ecclesiastica. In questa città vi furono innumerevoli.  Martiri e vi fiorirono grandi opere di carità. Essa è inoltre la terra natale di S. Valerio.

2. Famiglia e nascita di san Valerio
Una delle famiglie più illustri, ricordate dalla storia romana, è senza dubbio quella dei Valeri. Valerio Publicola (507 anni av. Gesù Cristo), fu uno dei fondatori della Repubblica, e d’allora in poi i Valeri si distinsero nel governo, nelle scienze, nelle arti e nella letteratura, come lo provano, i Valeri Consoli, il Valerio Massimo storico, il Valerio Flacco poeta ed altri. Essi si resero celebri in Roma, nella Gallià, nella Spagna, dove il loro nome si tramandò in migliaia di famiglie.
Diocleziano, per farsi romano e darsi importanza, prese il nome di Valerio, e il suo esempio venne poi imitato da Galerio, Alassimiano, Costanzo. Non pochi scrittori sostennero che la figlia di Diocleziano, di nome Valeria, fosse cristiana: è certo, del resto, che essa diede saggio di virtù sconosciute al paganesimo. Ton fa quindi meraviglia che, essendo questo nome così diffuso,`si trovino all’inizio del cristianesimo molti Santi con questo nome. Non sappiamo l’almo preciso della nascita di S. Valerio, e nulla dei suoi genitori; ma si può arguire da varie circostanze, che sia nato sotto il Pontificato di S. Felice, essendo imperatore Aureliano, nella seconda metà del secolo III dopo Cristo.
La Chiesa era allora travagliata dagli errori di Nestorio e di Eutiche; il primo pretendeva che in Gesù Cristo vi fossero due persone e che perciò Maria Santissima non fosse Madre di Dio; il secondo insegnava che in Gesù Cristo vi era una sola natura. I cristiani di quei tempi, offesi nella loro fede, reagirono accrescendo la loro devozione verso la S.S. Vergine, Madre di Gesù, perciò Madre di Dio, bestemmiata da quegli eretici. Il clero poi senti il bisogno di coltivare sempre più lo studio delle scienze ecclesiastiche per poter combattere contro gli errori. I pochi colmi biografici del nostro Santo dicono esplicitamente che, oltre la nobiltà dei natali e la gentilezza dei modi, si ammiravano in lui i lodevoli studi e la non comune cultura unita a una tenerissima devozione verso la Vergine Maria.
Il giovane Valerio venne affidato alle cure del Vé
S. Valerio, suo parente, il quale ne diresse i ~ passi per la via della pietà e degli studi, guidandot l’esempio più che con la parola: possiamo perì supporre ch’egli sia stato coetaneo e forse Comit
di S. Vincenzo.
Valerio, quando poté comprendere la vanità mondo e la necessità di pensare a salvarsi l Alì decise di consacrarsi a ~ fio alt Ho stato ecclesiali Espose la sua decisione al santi’ Vescovo il quale, ~ averlo esaminato attentamente t` preparato nella scii e nella santità, vedendolo ormai maturo e adorno più elette virtù, decise di consacrarlo Sacerdote l’anno 300.
Il giovane Valerio venne affidato alle cure del Vé
S. Valerio, suo parente, il quale ne diresse i ~ passi per la via della pietà e degli studi, guidandot l’esempio più che con la parola: possiamo perì supporre ch’egli sia stato coetaneo e forse Comit
di S. Vincenzo.
Valerio, quando poté comprendere la vanità mondo e la necessità di pensare a salvarsi l Alì decise di consacrarsi a ~ fio alt Ho stato ecclesiali Espose la sua decisione al santi’ Vescovo il quale, ~ averlo esaminato attentamente t` preparato nella scii e nella santità, vedendolo ormai maturo e adorno più elette virtù, decise di consacrarlo Sacerdote l’anno 300.
Il giovane Valerio venne affidato alle cure del Vé
S. Valerio, suo parente, il quale ne diresse i ~ passi per la via della pietà e degli studi, guidandot l’esempio più che con la parola: possiamo perì supporre ch’egli sia stato coetaneo e forse Comit
di S. Vincenzo.
Valerio, quando poté comprendere la vanità mondo e la necessità di pensare a salvarsi l Alì decise di consacrarsi a ~ fio alt Ho stato ecclesiali Espose la sua decisione al santi’ Vescovo il quale, ~ averlo esaminato attentamente t` preparato nella scii e nella santità, vedendolo ormai maturo e adorno più elette virtù, decise di consacrarlo Sacerdote l’anno 300.
Il giovane Valerio venne affidato alle cure del Vé

3. La divina chiamata
Il giovane Valerio venne affidato alle cure del Vescovo S. Valerio, suo parente, il quale ne diresse i primi passi per la via della pietà e degli studi, guidandolo con  l’esempio più che con la parola: possiamo pertanto supporre ch’egli sia stato coetaneo e forse compagno di S. Vincenzo.
Valerio, quando poté comprendere la vanità del mondo e la necessità di pensare a salvarsi l’anima, decise di consacrarsi a Dio nello stato ecclesiali. Espose la sua decisione al santo Vescovo il quale, dopo averlo esaminato attentamente e` preparato nella scienza e nella santità, vedendolo ormai maturo e adorno delle più elette virtù, decise di consacrarlo Sacerdote circa l’anno 300.
A quel tempo in tutte le province della Spagna e l’Italia vi erano già molti cristiani e in parecchie città di
Spagna, come Mèrida, Siviglia, Segovia, Tarragona, Saragozza, Valencia, si era versato molto sangue di Martiri. Le gesta di S. Narciso martire, e la fede dimostrata dalle due sante Vergini Giusta e Rufina, erano conosciute e ammirate da tutti i buoni e riempivano il stupore i cattivi. Tuttavia i nemici e gli ignari di Gesù Cristo erano ancora molti, sicché Valerio, appena ordinato. Sacerdote, desiderò di andar a predicare il Vangelo agli infelici suoi compatrioti, che vivevano tra e tenebre della morte. Lasciò pertanto la sua città natale e, benedetto dal santo Vescovo, si recò più verso il nord della Spagna, nelle province cantabriche, dove pare che ancora non fosse stato predicato il santo Vangelo di Gesù Cristo: in questa Missione, il Santo raccolse abbondantissimi frutti di bene con la predicazione, ma specialmente con l’esempio della sua vita.
Valerio viveva umile e raccolto dentro una grotta scavata sulla montagna e passava molte ore nel pregare Iddio e nel meditare sulle verità eterne, che poi spiegava al popolo. Lo scarso vitto lo ricavava da un podere ch’egli stesso coltivava; ma più che del suo corpo egli si preoccupava della salvezza delle anime.
Impiegò  in questo apostolico ministero sete anni, durante i quali si scatenò la più terribile delle persecuzioni per opera dell’imperatore Diocleziano e dei Cesari Galerio e Massimiano. Quella persecuzione mietè un numero considerevole di vittime per tutto l’impero.
Il giovane Valerio venne affidato alle cure del Vé
S. Valerio, suo parente, il quale ne diresse i ~ passi per la via della pietà e degli studi, guidandot l’esempio più che con la parola: possiamo perì supporre ch’egli sia stato coetaneo e forse Comit
di S. Vincenzo.
Valerio, quando poté comprendere la vanità mondo e la necessità di pensare a salvarsi l Alì decise di consacrarsi a ~ fio alt Ho stato ecclesiali Espose la sua decisione al santi’ Vescovo il quale, ~ averlo esaminato attentamente t` preparato nella scii e nella santità, vedendolo ormai maturo e adorno più elette virtù, decise di consacrarlo Sacerdote l’anno 300.
«I Preti e i Diaconi—scrive Lattanzio— venivano arrestati e condotti al supplizio. Moltissimi cristiani di ogni età, sesso e condizione furono arsi vivi; altri furono gettati in fondo al mare. Non molto lontano dal luogo dove si trovava Valerio, a Compluto, avvenne il martirio dei due giovanetti Giusto e Pastore, rispettivamente di tredici e di sette anni, i quali, mentre andavano a scuola, avendo saputo che era giunto il famigerato persecutore Daziano, gettarono via la cartella e corsero a cercare la palma del Martirio ».
A Saragozza, tra i molti, che in quei giorni affrontarono il martirio per amor di Gesù Cristo, vi fu la vergine Eucrotide che venne talmente tormentata da rimanere con tutto il corpo lacerato e coperto di piaghe; gettata poi in prigione, ella morì perchè le sue piaghe degenerarono in cancrena.
la persecuzione cessò prima dell’anno 305 per essersi ritirata a vita privata Diocleziano e Massimiano.

4. Valerio vescovo di Cesaraugusta
Nel 307 Valerio, ritornato a Cesaraugusta, ebbe la notizia della morte del santo Vescovo Valerio, suo parente. Appena si conobbe l’arrivo di lui alla sua città natale, il popolo giubilante lo elesse Vescovo, scorgendo in lui un degno successore capace di reggere la città e la Diocesi di Cesaraugusta.
Con cuore addolorato il novello Vescovo vide il suo gregge ridotto a un esiguo numero di fedeli, per causa dell’orribile carneficina di tante persone del popolo e della nobiltà, sacrificate davanti alle porte della città e tra spaventosi tormenti dai nemici della religione cristiana.
Non pochi cristiani terrorizzati si erano ridotti a vivere nascosti per i dintorni della città, nelle vicinanze del tempio della Madonna del Pilar, dentro ai cimiteri, alle grotte e alle catacombe. Valerio li visitava caritatevolmente per consolarli nelle afflizioni; li esortava inoltre alla pazienza e li sorreggeva con la speranza nel benigno aiuto della divina Provvidenza. Ma soprattutto si dedicò con grande zelo alla predicazione, con la quale animò tutti a riprendere coraggio nel difendere la loro fede, e a disporsi anche a morire per essa, a imitazione dei santi Martiri loro conterranei. Per alimentare questa fiamma di amore verso Dio e i suoi Santi, istituì inoltre una confraternita formata dai fedeli più devoti e fervorosi, i quali scelsero come protettore il martire S. Valerio
Ma lo zelante Pastore non potè godere a lungo della consolazione di lavorare in pace per il bene delle sue pecorelle.

5. Arresto e deportazione
Daziano da Mèrida, nel 307, era ritornato a Cesaraugusta. Informato della elezione del nuovo Vescovo Valerio e del suo zelo per conservare, propagare e fare rifiorire il Cristianesimo, lo fece arrestare e condurre dinanzi all’imperatore Massimiano, sia perchè la Spagna era comandata da Costantino, contrario alla persecuzione, sia per guadagnarsi l’animo dell’imperatore.
Quale doloroso contrasto! Mentre la Chiesa, ora nascosta dentro le catacombe e ora esposta alla luce, andava diradando le tenebre dell’errore estendendo il Regno di Gesù Cristo sull’impero, si era ingaggiata una lotta accanita tra gli ambiziosi che si disputavano il trono. Tra di essi, c’erano Diocleziano, Massimiano, Galerio, Severo, Massimino e Massenzio, che, viziosi e sanguinari, sfruttavano contemporaneamente l’impero romano. Essi, non paghi di opprimere le popolazioni, seminavano la strage tra i pacifici seguaci di Gesù Cristo, e la confusione sorta serviva a contrassegnare e a distinguere lo spirito del mondo da quello di Dio!
Avendo dunque Massimiano ripreso la porpora, raggiunse le Gallie per indurre Costantino, che nell’anno 306 era successo a suo padre Costanzo, ad allearsi con lui. A quest’annunzio, il feroce Daziano credette di fare cosa gradita al vecchio imperatore, rincrudendo le ostilità contro i cristiani nella Spagna dove si trovava. A Cesaraugusta, dove egli credeva di avere divelto l’albero rigoglioso del Cristianesimo, aveva trovato invece nuovi germogli; per questo tentò di asportarli affinché non si riproducessero nuovi fedeli. Sembra quindi che dalla Spagna egli inviasse il Vescovo Valerio, scortato da una masnada di sgherri, fino alle Gallie, donde, essendo Massimiano già ripartito per Roma, il Martire dovette con molte privazioni e stenti continuare il viaggio fino a Roma.
A Roma, Massimiano si era associato nell’impero suo figlio Massenzio; timoroso però di venire da lui soppiantato, non si sentiva per il momento di sobbarcarsi ad altri fastidi. Diede perciò ordine che Valerio fosse deferito senz’altro all’autorità giudiziaria, la quale lo processò e lo condannò a essere torturato con flagelli, che erano formati di funicelle munite di palle di piombo. Dopo questo supplizio, Valerio venne confinato a Vienne nelle Gallie. Tale procedimento fu preso sia per tenerlo lontano da Roma, dove gli imperatori intravedevano un pericolo troppo grave nel fermento sempre crescente dei cristiani, sia per allontanarlo dalla sua patria, affinché non continuasse a fare proseliti per Gesù Cristo.

6. Da pastore di anime a pastore di animali
Il governatore di Vienne, al quale fu consegnato Valerio, gli diede l’incarico di custodire armenti per la campagna e su per i monti.
Il tiranno voleva sbarazzarsi di un soggetto che, se fosse rimasto in città, avrebbe potuto trovare aderenti causando a lui delle noie; credeva anche di umiliarlo relegandolo tra i rozzi e ignoranti contadini della campagna.  Quanto sono differenti però i giudizi umani da quelli Dio!
La divina Provvidenza infatti si servì della nuova destinazione del Vescovo Valerio per salvare non poche anime. Negli agnelli, che doveva condurre pascolo, egli ravvisò il gregge di cristiani da lui abbandonato a Cesaraugusta, e per loro pregava  giorno e notte.
Valerio poi si ricordava del dolce Pastore Gesù, che, sempre pronto a dar la vita per le sue pecorelle, correva in cerca della pecorella smarrita, per caricarsela sulle spalle e ricondurla all’ovile.
L’anima sua, tutta accesa di zelo e disposta alle sofferenze per imitare il divino Modello Gesù, si adattò a quel nuovo genere di vita con semplicità e prudenza.
Si avvicinò a poco a poco ai rozzi pagani, che vivevano come lupi rapaci sbranandosi a vicenda, parlò loro della bellezza della religione cristiana, di Gesù Cristo morto per salvarci, della vita eterna e li esortò a cambiar tenore di vita promettendo loro pace sulla terra e una gloria imperitura in Cielo.
Il frutto di queste fatiche apostoliche, durate per tre anni, fu la conversione di oltre tre mila pagani che, detestato il culto delle false divinità, adorarono il vero Dio. In quei luoghi, ove prima regnava il demonio, incominciò a imperare la nostra santa Religione. La corruzione antica fu abbandonata, gli odi si assopirono, il culto del vero Dio raggiunse vero splendore e Gesù Cristo divenne il dolce Sovrano di quel popolo.

7. Il martirio
I1 governatore di Vienne, informato che Valerio, mentre conduceva al pascolo le pecore, si era anche dedicato per tre anni alla predicazione, convertendo un considerevole numero di pagani alla religione di Gesù Cristo, si accese di sdegno, e ordinò che il santo Vescovo venisse crocifisso a un albero in aperta campagna, affinché i nuovi cristiani, assistendo al suo martirio, abbandonassero la loro religione..
Valerio rimase per sette giorni su quella specie di croce, che gli servì come di pulpito per predicare imperterrito le verità della fede cristiana. Alla vista di questo spettacolo di fortezza, non solo si rinfrancarono i fedeli ella fede, ma si convertirono anche tanti altri attratti alla parola e più ancora dall’eroismo del santo Ministro di Gesù Cristo.
Ma il tiranno, furente per tanta costanza, per impedire e Valerio continuasse a predicare, ordinò che fosse sepolto vivo: ciò avvenne circa l’anno 311. Com’è facile arguire, l’esecutore della sentenza non fu il governatore, ma un suo inviato particolare che, pur di farla finita, impartì l’ordine e, senza curarsi di assistere all’esecuzione, lasciò quei luoghi per evitare eventuali fastidi.
Ma le Gallie erano sotto il controllo di Costantino amico dei cristiani: le persecuzioni perciò si verificarono solo su qualche luogo e piuttosto per lo zelo indiscreto di qualche funzionario regionale. Partito l’inviato del governatore, il quale aveva ordinato di seppellir vivo Valerio, gl’incaricati, o per rendersi favorevoli i cristiani, o per la speranza di venire ricompensati, lasciarono libero Valerio, a condizione che si allontanasse da quel paese.
A conferma di questa ipotesi sta il fatto che, sebbene sul luogo dove S.Valerio soffrì il martirio gli sia stato innalzato un tempio, tuttavia non si ebbe mai alcuna notizia del suo sepolcro; si potrebbe perciò dedurre ch’egli non sia stato seppellito in quel luogo.

8. Valerio in Italia – Apostolato e morte.
Nel 1712 fu stampata un’immagine di S. Valerio, sulla quale si leggeva la seguente iscrizione: «Al tempo degli Ariani, Valerio fu trapassato da una freccia in un campo tra Lu, Mirabello e Occimiano ». Questa immagine può rappresentare una tradizione. Forse Valerio, lasciato in libertà dai suoi carnefici e posto in salvo dai fedeli che vegliavano sulla sua sorte, fuggì dalla Francia e, valicate le montagne di confine, andò da Aosta a Chivasso per scegliersi come campo di apostolato i colli del Monferrato. Secondo una tradizione, predicò anche per la regione bagnata dal fiume Tanáro, e precisamente nella regione dove, parecchi secoli dopo, fu costruita dalla Lega lombarda la città di Alessandria per opporsi a Federico Barbarossa.
Valerio continuò la sua opera di zelo fino circa al 350 in cui, sfinito dalle fatiche, logorato da tanti sterrati e inseguito forse dagli Ariani che volevano sopprimerlo, pare sia stato trafitto da uno strale. Altri invece suppongono ch’egli sia morto per esaurimento, a circa ottanta anni, su di un campo posto tra il territorio di Lu, di Mirabello e di Occimiano, alcuni anni prima che a Casale venisse martirizzato S Evasio.
Il cadavere di S Valerio venne miracolosamente scoperto. Secondo un’antichissima tradizione, durante il crudo inverno di quell’anno, un padrone doveva a un servo una pattuita misura di frumento. Perché non poteva essere  retribuito per causa della carestia dell’anno precedente, il servo chiese al padrone la licenza di mietere immediatamente, il 22 gennaio, per conto proprio, un certo campo situato tra i territori di Lu, Occimiano e Mirabello. Il padrone accettò volentieri la proposta che gli pareva ingenua e strana. Sempre secondo la tradizione, il 22 gennaio di quell’anno fu una splendida giornata, nella quale il servo, accompagnato da alcuni parenti, si recò sul campo, dove trovò il grano non solo miracolosamente cresciuto, ma in piena maturità. Sparsasi la notizia per i dintorni, fu un accorrere della popolazione per assistere a quel prodigio. I mietitori si misero all’opera ed ecco che, disteso per terra e coperto dal grano, essi trovarono il cadavere di un uomo deceduto da poco. Alla meraviglia per la sorprendente scoperta seguirono il rispetto e la venerazione, poichè il miracolo del grano maturato così prodigiosamente nel cuore dell’inverno comprovava che l’Altissimo voleva glorificare il suo servo fedele. Fatte le necessarie indagini, si venne a sapere che si trattava del corpo di S. Valerio, già Vescovo di Cesaraugusta, forse riconosciuto anche da alcuni che ne avevano ascoltata la parola e ammirato lo zelo.

9. Il corpo di San Valerio a Lu – Altre reliquie ad Occimiano.
Propagatasi la voce dell’avvenuto prodigio, dai paesi circonvicini accorse sul luogo una moltitudine immensa per venerare il santo corpo: tutti poi si disputavano l’onore e il diritto di possederlo.
Ne sarebbe forse  sorta una fiera  colluttazione se, seguendo il consiglio di persone prudenti e  l’abitudine dell’epoca, non fosse stata rimessa a Dio  la soluzione della grave e importante questione. Si  decise adunque di attaccare a un carro due giovenche  non ancora aggiogate e di affidarne la guida a un  ragazzo, affatto ignaro del modo di condurle. Sul rozzo  barroccio venne deposto con grande devozione il corpo del  Santo, mentre la moltitudine, prostrata a terra, pregava  fervorosamente Dio di voler far cono¬scere dove voleva che il Santo fosse venerato. Tre erano le vie, che conducevano ai vicini paesi Le giovenche, Abbandonate al loro istinto e guidate da forza misteriosa, dopo un istante di esitazione, infila¬rono la strada di Lu, camminando rapidamente e, seguite dalla moltitudine, esse ascesero il colle e non si fermarono che quando giunsero sul culmine di esso.
Si narra che, quando gli abitanti dei paesi vicini si accorsero della direzione presa dalla giovenche, scongiurassero il Signore che la facesse loro cambiare. Anzi, alcuni più arditi, volendo in certo qual modo costringere il Santo ad assecondare il loro pio desiderio, afferrarono il cadavere per le mani. Ma le dita si staccarono e rimasero in loro possesso, costituendo così le piccole reliquie, che tuttora si venerano in Occimiano, a Casorzo e in altri luoghi. Prescindendo da ciò, allorché le giovenche. giunsero sulla parte più elevata di Lu, detta tuttora Castello, vi si fermarono; allora gli abitanti del borgo ricevettero in deposito il sacro Corpo con sommo giubilo e, depostolo dentro una ricca e preziosa cassa di legno, lo custodirono gelosamente entro una piccola, ma devota cappella.
Le sacre reliquie rimasero su questo luogo indisturbate per lunghi secoli, esposte alla venerazione dei fedeli, che sempre, ma specialmente in tempo di pubiche e private sventure, come durante le piogge prolungate o i periodi di siccità o di altri malanni, con fede e ammirabile slancio e fervore mai ricorsero invano al santo Protettore per ottenere grazie e favori. Il 22 gennaio di ogni anno il religioso popolo di Lu celebra n una speciale devozione la festa solenne del ritrovato del corpo di S. Valerio, e in memoria del prodigioso miracolo del grano maturo nel cuore dell’inverno, il Santo viene rappresentato con le spighe in mano.
Anche ad Occimiano, nella festa del Santo, riprendendo l’antica tradizione, si confezionano panetti a forma di spiga che vengono benedetti durante la S. Funzione.

Chiesa Parrocchiale

Lunedì 30 Agosto 2010

OCCIMIANO – (gpc): Chiesa parrocchiale, S. Valerio: nel centro del paese. Al 1298 risale la prima attestazione di una chiesa con tale titolo negli estimi della diocesi di Vercelli, pieve di Mediliano [ARMO, p. 36]. La costruzione dell’attuale edificio iniziò nel 1486 [AD 1974, p. 109], ma i lavori procedettero a rilento, tanto che la consacrazione da parte del vescovo Scipione d’Este avvenne solo il 30/11/1555 [AD 1991, p. 164; Novarese 1892, p. 238]. Nel 1568 il pavimento era ancora in terra battuta [Barberis 1982, p. 283]. Nel luglio 1622 Giovanni Battista Rigollo effettuò lavori in stucco nella cappella della Madonna, nella cappella di S. Carlo e nel coro [Prato 1915, p. 10]. Gli altari laterali con le rispettive balaustre provengono dalla chiesa della Consolazione, eretta in Occimiano nel 1673 dai Padri Crociferi di S. Camillo e smantellata nel 1798; anche quadri e arredi religiosi passarono in tale occasione alla parrocchiale [Barberis 1982, p. 285; Occimiano 1997, pp. 51-52]. Nel 1811 furono realizzati importanti restauri da parte di Carlo Ferraris e dei fratelli Giuseppe e Nicola Savini, diretti da Agostino Vitoli [Prato 1915, p. 10]. La sacrestia fu aggiunta nel 1814. Nel 1818 la chiesa fu dotata di bussola con tribuna d’organo e di coro (a modello del coro della sacrestia del duomo di Casale); lavori eseguiti da Vincenzo Capra, custode del teatro municipale di Casale.
Nel 1822 si effettuarono restauri nella cappella di S. Orsola [Prato 1915, p. 10]; nel 1825, durante i lavori di sostituzione del vecchio altare di legno della cappella con l’attuale di marmo, il parroco don Taravelli trovò sotto la base di una colonna un foglio ingiallito datato 20/8/1580 con notizie sull’esecuzione da parte di Bernardino Lanino della pala commissionata da Francesco Rafaldo, fondatore e priore della compagnia di S. Orsola [Prato 1915, p. 10; Quazza 1986, p. 260; Genovese 1995]. La chiesa fu ancora fatta abbellire da mons. Angelino negli anni 1867 69, con dipinti delle volte e degli altari di Paolo Maggi e decorazioni di Francesco Ferrari [Barberis 1982, p. 28]; venne riconsacrata il 27/7/1869 dal vescovo Pietro Maria Ferrè [AD 1991, p. 164].
Nel 1881 lo stesso mons. Angelino fece costruire su un terreno anticamente destinato a cimitero una cappella dedicata all’Immacolata, collegata alla parrocchiale sul lato destro della prima campata [Barberis 1982, p. 145]. Negli anni 1882 83 il parroco fece prolungare anteriormente di due arcate la chiesa, che ebbe una nuova facciata (disegno dell’architetto Gioachino Varino, capomastro Giovanni Negri, dipinti di Paolo Maggi, porte e orchestra ideate ed eseguite da Pietro Buzio, decorazioni in oro di Isidoro Giussani [Barberis 1982, p. 28]). Nel 1917 fu rinnovata la decorazione del battistero ad opera di Giuseppe Aceto. La facciata fu restaurata nel 1980 [Barberis 1982, pp. 166, 283].
Il campanile quattrocentesco, alto 40 metri al colmo della lunga cuspide, è in mattoni a vista, con quattro monofore su due piani per ciascun lato e coronamento con archetti; fu restaurato nel 1925, quando si posero sulla cuspide boccia, banderuola e croce, che caddero nel 1980; rifacimento nel 1986 con l’aggiunta della banderuola segnata dalla “V” di Valerio, esecutore Pier Luigi Gaviora [Grignolio 1993, p. 76]. Sopra la cella campanaria sono collocati i quadranti di un orologio restaurata (Eltec). Imponente facciata del 1882-83, caratterizzata da un arco trionfale con due colonne per lato, tra cui su alti piedistalli sono poste le statue di S. Giorgio e S. Lorenzo, compatroni del paese. Sopra la porta centrale, in un oculo, è situato il busto di S. Valerio. Interno a tre navate divise da grandi colonne che reggono arcate longitudinali. Affreschi della volta di Paolo Maggi. Altare maggiore e balaustra marmorei del 1751 [Grignolio 1993, pp. 74-75]. Vi sono due altari con colonne in capo alle navate laterali e due cappelle laterali, i cui relativi altari e balaustre provengono dalla chiesa della Consolazione [Barberis 1982, p. 285]: a destra è la cappella dell’Assunta con tela moncalvesca, a sinistra la cappella di S. Orsola. Varie pale interessanti: alla parete sinistra del presbiterio, Madonna col Bambino, fra le Ss. Caterina e Orsola e devote di Bernardino Lanino (1580), una delle ultime opere del pittore; alla parete della navata laterale destra la bellissima Assunta, del “Maestro dell’Assunta” (1680-90), che «arieggia Pittoni ma subito discostandosene in senso più lombardo» [Spantigati 1979, p. 21]; Deposizione di Gesù dalla croce, di Giorgio Alberini (1622); S. Camillo, Transito di S. Giuseppe, Madonna con S. Francesco e S. Carlo, S. Valerio nell’abside, S. Orsola, S. Lucia [Grignolio 1993, p. 76]. Organo Serassi del 1818 rifatto da Mentasti [AD 1991, p. 164]. L’ampia cappella dell’Immacolata che si apre sulla destra all’altezza della prima campata, presenta varie pale, tra cui una S. Filomena, dipinta dal barone Giuseppe Zino [Basile 2004, p. 24]. .
Poco oltre l’ingresso, nell’atrio della cappella dell’Immacolata, sono murate due lapidi romane: la prima di marmo bianco (m 1.92 x 0.86), probabilmente risalente al II sec. d. C., è costituita da un grande specchio epigrafico rettangolare delimitato da un semplice listello e coronato da un timpano triangolare con nicchia contenente il busto di un defunto scolpito a rilievo (acconciatura di età traianea), ai cui lati sono incisi due grandi delfini verticali con testa rivolta in basso; da un lungo testo in caratteri di fine esecuzione e di altezza decrescente si ricava che la stele fu posta sulla tomba dei genitori dal quadrunviro Marco Sullio Vero, il quale prevedeva un lascito di 400 sesterzi perché non mancasse ogni anno alla tomba un omaggio di rose; nel testo viene citato il vicus Iadatinus [Mercando 1998, pp. 86-87]. Nella seconda epigrafe, più piccola, incisa su pietra dolce e alquanto corrosa, è citato Saerus vilicus dei Firmani, giunto a fare un’offerta a Giove [Angelino 1988]. Entrambe le lapidi vennero alla luce nella chiesa di S. Maria di Caresana, già detta “pieve” (S. Maria in Piè), che sorgeva sul pendio ad ovest dell’attuale abitato (dove si trovava l’antico insediamento romano): tale chiesa nel 1298 era allibrata per una piccola cifra, risultava pericolante nel 1584 e fu abbattuta agli inizi del XX sec. [ARMO p. 36; Bo 1980, pp. 58-60]. La prima lapide fu rinvenuta nel pavimento della chiesa e fu trasportata prima del 1560 nella parrocchiale, ove per due secoli servì da mensa dell’altar maggiore (presenta infatti uno scavo a loculo per le reliquie, riaperto nel 1740 per cercare la pergamena con la data di consacrazione). Nel 1751 l’altare di legno dorato fu sostituito da un nuovo altare marmoreo e la lapide fu deposta nel vicino cimitero, dove la scoprì il parroco don Bartolomeo Cavagna, che la fece murare sulla cinta esterna del cimitero, prospiciente la piazza; il successore don Taravelli fece affiggere l’epigrafe all’interno della parrocchiale tra le porte maggiore e minore sul lato del battistero; infine nel 1882-83, in seguito ai lavori di prolungamento della chiesa, venne fatta murare da mons. Angelino alla sinistra dell’entrata della nuova cappella dell’Immacolata [Novarese 1892, p. 238]. La seconda epigrafe era collocata nel frontespizio dell’altare della chiesa di S. Maria di Caresana; nel 1768 (1763?) il vecchio altare fu demolito, e il blocco rimase abbandonato fino al 1771, quando don Cavagna fece incassare anch’esso nel muro di cinta del cimitero; l’epigrafe fu quindi sistemata all’interno della parrocchiale tra la porta centrale e la laterale destra, infine nel 1882-83 venne posta alla destra della porta che dà accesso alla cappella dell’Immacolata; purtroppo alcune parti sporgenti (capitello e cornici) vennero scalpellate dai muratori [Novarese 1892, pp. 245-46].

Nella cappella dell’Immacolata ci  sono due quadri opera del barone  Giuseppe Zino, uno (a sinistra entrando, dedicato a S. Filomena), l’altro (a  destra) dedicato a Maria Ausiliatrice.
L’occimianese Zino infatti fu valente pittore e disegnatore ufficiale della corte sabauda. Varrebbe le pena ricordare il libro di Zino (curato dalla prof.sa Pina Basile), Fatti taciuti o dimenticati (ricordi degli anni 1848-1849), riedito dalle Edizoni Spartaco di S.Maria Capua Vetere nel 2004.
Relatori ufficiali sono stati la prof.ssa Pina Basile del dipartimento di Letteratura, Arte e Spettacolo dell’Università degli Studi di Salerno (a cui si deve la riscoperta e che ne ha curato la riedizione) ed il prof. Giuseppe Lauriello, primario di pneumatologia e storico della Scuola medica salernitana.
La testimonianza del barone Giuseppe Zino si inserisce tra le fulgide pagine del nostro Risorgimento (il testo è intriso di un forte spirito patriottico) che affratellano Nord e Sud d’Italia.

Studio

Lunedì 30 Agosto 2010

OCCIMIANO – (gpc) Sono aperte le segnalazioni per l’assegnazione delle Borse d studio con le quali la Fondazione “Ernesto e Carla ROTA” intende premiare anche quest’anno gli studenti meritevoli residenti ad Occimiano

Saranno assegnate, ad insindacabile giudizio della Commissione ad hoc incaricata (composta da Anarratone Giuseppe, Debernardis Paola e Pendini Germana) facendo domanda presso  gli Uffici Comunali allegando la documentazione scolastica

Saranno assegnate Borse di studio per studenti occimianesi che si sono distinti all’esame di licenza media, per studenti occimianesi che si sono distinti all’esame di Stato (Esame di Maturità) e  per studenti occimianesi che si sono laureati dal settembre 2009 e che non fruiscano ancora di un contratto di lavoro.

La premiazione avverrà nel corso del concerto che annualmente la Banda musicale Filarmonica offrirà al paese.

gpc

Cani

Lunedì 30 Agosto 2010

OCCIMIANO – (gpc) Sono in aumento i possessori di cani in paese. Ultimamente è stato decretato lo stato di allarme per la rabbia canina e la Regione Piemonte ha emanato un decreto (“Profilassi della rabbia”) che prevede obbligatoriamente l’iscrizione all’anagrafe canina per i possessori di cani attraverso ad una micro chip applicato agli animali medesimi.
L’amministrazione comunale, al fine di agevolare coloro che non avessero ancora provveduto alla registrazione dei propri cani, in accordo con il dott. Scagliotti, del servizio veterinario dell’ASL, organizza un servizio a tale scopo il prossimo 16 settembre alle ore 9:30 in piazza Carlo Alberto con il servizio veterinario dell’ ASL.
Chi fosse interessato è pregato di recarsi presso gli uffici comunali al più presto per segnalare i cani a cui applicare il microchip e ritirare il bollettino di versamento di € 3,50 a favore dell’ASL
gpc

Padova

Lunedì 23 Agosto 2010

OCCIMIANO – (gpc) Sono tornati carichi per la bella esperienza di amicizia e di fede che ha coinvolto una cinquantina di monferrini (Occimiano, Mirabello, Ticineto San Germano, Casale) lo scorso 28 luglio. I pellegrini (tra essi anche il novantenne Gino Bassignana) si sono recati a Padova; n mattinata sono stati in Sant’Antonio con la S.Messa celebrata da don Cassano, poi hanno visitato brevemente la città e nel pomeriggio si sono fermati al santuario di San Leopoldo Mandic con la preghiera dei Vespri.
gpc

0282.JPG

Concerto

Lunedì 23 Agosto 2010

OCCIMIANO – (gpc) forse solo più di quanto si possa pensare gli appassionati di buona musica. Prova ne è che la serata di sabato 7 agosto ha riscosso un grande successo di pubblico che ha affollato la piazza parco (parrocchiale) don Gatti per il secondo appuntamento del ciclo di Concerti “Giovani Note”, promossi dalla Biblioteca  comunale “m.o Angelo Debernardis”, in collaborazione con il Comune ed il Conservatorio  Alessandro Vivaldi di Alessandria.
Protagonisti sono stati quattro giovani musicisti allievi del maestro Remo Pieri, un quartetto di ottoni (trombe e tromboni) che già si è esibito in attività del conservatorio e in altre manifestazioni esterne. Molto applauditi
Sabato 7 agosto sarà poi la volta del Alessandro Balboni, Cristina Massaro, Francesca Massaro (fratelli provenienti dall’astigiano) e Mauro Massaro (ligure) che con bravura hanno eseguito diversi pezzi spaziando dalla classica alla musica moderna. Si è iniziato con la Canzone a quattro di Giovanni Gabrielli, proseguendo con la canzone quarta decima di Giovanni Battista Grillo, l’inverno di Vivaldi, l’aria dalla suite numero 3 di Bach, il capriccio di Johnson il quartetto di Frackenpohl e per finire un arrangiamento dei Beatles. Al termine un simpatico rinfresco base di torte preparate alle volontarie della biblioteca e l’appuntamento al terzo ed ultimo concerto previsto il 23 ottobre con il quartetto d’archi ed il duo di violoncelli.
gpc

005.JPG  0021.JPG

Quaderni per S. Lorenzo

Lunedì 23 Agosto 2010

OCCIMIANO – (gpc) Per il decimo anno consecutivo (è ormai una piccola tradizione)  nel cuore dell’estate, nella festa di San Lorenzo, che, dopo san Valerio (ed insieme a san Giorgio) è venerato come patrono del paese, si è colta l’occasione per la presentazione di un nuovo volumetto della serie dei “Quaderni di S  Valerio” che (stampati artigianalmente e a tiratura limitata) hanno già superato la trentina.
Così martedì 10 agosto, la festa di San Lorenzo ha coinciso con la presentazione di un nuovo “Quaderno di San Valerio”, al termine dall’Eucaristia, nel bel coro della Chiesa della Madonna del Rosario, con la presenza del vice sindaco (dott. Emanuela Aceto).
Il prevosto nell’omelia ha messo in rilievo la figura del diacono e martire Lorenzo evidenziando alla luce della Parola di Dio la vita del Santo (siamo nel III secolo d. C.) che seppe presentare i poveri di Roma come i veri tesori della Chiesa.
La seconda parte della festa nel bel coro della Chiesa  (dove è risuonata ancora una breve preghiera salmodica) è toccati ad Andrea Cia, con la sua capacità di attore,  presentare  il libretto della “Cronaca di Occimiano nel 2009 attraverso le colonne de La Vita casalese”, come una preziosa occasione per gli occimianesi ricordare un anno di storia e di vita attraverso gli avvenimenti della vita, nei suoi aspetti lieti o tristi ,una testimonianza cronistica di una comunità in cammino.
E’  una sorta di nuovo “Liber chronicus”, raccogliendo gli articoli della cronaca del paese pubblicato sul nostro giornale diocesano curato dallo scrivente che da anni è corrispondente del nostro settimanale e che la Parrocchia ha predisposto insieme al Circolo culturale dott. Piero Cassano, costituito dal figlio per onorare il padre, colto letterato, per molti anni medico condotto del paese.
La presenza di Andrea Cia è stata anche l’occasione per la presentazione ufficiale del nuovo Circolo di cultura cinematografica “Don Alberione”, per la gestione del Salone parrocchiale di cui Andrea è socio fondatore con Leandro Negri (vice presidente), don Gian Paolo Cassano (presidente) Monica Deambrosis Mazzucco (segretaria e tesoriere), Rosanna Amelio Debernardis, Marino Giulioni.
gpc

san-lorenzo.jpg

Svegliarino

Lunedì 26 Luglio 2010

OCCIMIANO – (gpc) Arriva il numero estivo de “Il nuovo Svegliarino di Occimiano”, il periodico che vuole essere uno strumento di collaborazione e di informazione per tutta la popolazione, sia per gli aspetti civili  che religiosi, cercando, con un po’ di curiosità, di riscoprire il passato.  La redazione che si è formata è composta dal sottoscritto (Direttore Responsabile), Andrea Cia, Monica Deambrosis Mazzucco, Fernando Debernardis, Simone Giulioni, Roberto Varzi e Carla Debernardi.
In questo numero, si parla di un tema di grande attualità come l’educazione ed il ruolo della famiglia e, anche attraverso ad alcune foto, si vuole  raccogliere la memoria degli avvenimenti degli ultimi mesi cercando di coinvolgere nell’attività redazionale tutte le forze disponibili per una presenza significativa sul territorio.
Sono così pubblicate le informazioni relative alle iniziative estive , alal festa degli anziani, all’opera dell’artista Aldo Baldi …, un po’ di “amarcord”, come  pure l’attesa racconto poliziesco con il Commissario Ponzi e la rubrica di informatica, le foto della prima Confessione e prima Comunione, la Pro Loco, un po’ di sport….
gpc

Ragazzi

Lunedì 26 Luglio 2010

OCCIMIANO – (gpc) Si è conclusa domenica 25 luglio la bella esperienza di Estate Ragazzi 2010. Per l’occasione è stata celebrata la S. Messa nel cortile dell’Oratorio, animata festosamente dai ragazzi (anche con qualche ritmo africano). L’Eucaristia, presieduta da don Simone Viancino è stata anche un po’ un saluto ai giovani e alla comunità da parte del vice parroco prima di prendere possesso delle due nuove parrocchie (Bozzole e Rivalba rispettivamente il 5 e 12 settembre). Il prevosto, con un po’ di commozione, ha espresso la sua gratitudine per l’impegno generoso di don Simone, con la certezza che il lavoro iniziato tra i giovani a livello vicariale continuerà  anche tre le due nuove Unità Pastorali.
Il cortile dell’Oratorio si era riempito di genitori, amici e parenti, che hanno potuto ammirare i lavori fatti dai ragazzi  in esposizione pubblica, assistendo poi al saggio finale in un ideale viaggio ai confini del tempo, fatto di danze e di ritmi con il quale ragazzi ed animatori hanno raccontato la loro esperienza che si è mossa sulle orme di Abramo.
Un lavoro proficuo, coordinato dalla prof. Anna Maria Figazzolo con don Simone Viancino , le, Suore (dell’Istituto N. S. dellA Chiesa), il Consiglio dell’Oratorio,  gli animatori le ex allieve salesiane, i genitori, la Pro Loco e con il supporto dell’Amministrazione comunale, vero sponsor di Estate Ragazzi.
Al proficuo lavoro svolto, all’impegno degli animatori (preparatisi durante tutto l’anno con il corso di per animatori condotto da don Simone) ha fatto riferimento anche il Sindaco che ha portato a tutti il saluto, invitando anche ad un’attenzione particolare costituita dal pericolo della zanzara tigre …
gpc

043.JPG    0301.JPG

040.JPG    0281.JPG

Estate

Lunedì 26 Luglio 2010

OCCIMIANO – (gpc) Si concluderà domenica 1 agosto il ciclo di “Estate in piazza” Continuano la serie  di proposte estive dell’attivissima Pro Loco (presieduta da Giorgio Mazzucco).
Domenica prossima 1 agosto proporrà una cena sotto le stelle a base di fritto misto alla piemontese (sono gradite le prenotazioni telefonando a Giorgio 328.8825387, a partire dalle ore 20,00, con la possibilità di asporto (a partire dalle ore 19,00) seguirà la serata danzante (sempre nella centralissima piazza Carlo Alberto), con il complesso “Harmony show”, anch’esso specializzato in musica da ballo ed anni ’60 e ’70.
Sabato 7 agosto sarà poi la volta del secondo appuntamento del ciclo di Concerti “Giovani Note”, promossi dalla Biblioteca  comunale “m.o Angelo Debernardis”, in collaborazione con il Comune ed il Conservatorio  Alessandro Vivaldi di Alessandria.
Sabato 7, alle ore 21,00, dopo l’ottimo successo (per il pubblico e la qualità di esecuzione dello scorso 26 giugno) presso il Parco don Alessandro Gatti (ed in caso di maltempo nel Salone Parrocchiale) il quartetto di ottoni (Alessandro Balboni, Cristina Massaro, Francesca Massaro e Mauro Massaro) eseguirà  musiche di  Frackenpohl, Johnson, Gabrieli, Grillo, Mancini.
Martedì 10 agosto, in occasione della festa di san Lorenzo (co patrono della Parrocchia), si rinnova l’appuntamento con la celebrazione della S..Messa  in onore del Santo (ore 18,00) nella Chiesa della Madonna del Rosario, con il bacio della reliquia: Seguirà (nel Coro della Chiesa della Madonna del Rosario) la presentazione  di un nuovo Quaderno San Valerio, con la “Cronaca di Occimiano 2009” .
gpc